Patria sì bella e perduta

La Compagnia ravennate Teatro delle Albe raddoppia a Pisa in un ideale fine settimana lungo sei giorni, dopo l’apertura di Teatri di Confine con Maryam martedì al Nuovo. Stavolta al Verdi, quinto titolo in Stagione di Prosa sabato 2 e domenica 3 febbraio, in Va Pensiero ritroviamo protagonista Ermanna Montanari. Per questa interpretazione, e quella nell’altro spettacolo sempre scritto da Marco Martinelli, fedeli d’Amore, a inizio mese l’artista romagnola ha vinto il suo quarto premio UBU come “Migliore Attrice”, il settimo in assoluto. Ideazione e regia di Martinelli e della stessa Montanari, Va Pensiero è una produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro delle Albe / Ravenna Teatro. 

Va Pensiero è una creazione corale che racconta il “pantano” dell’odierna Italia in relazione alla “speranza” risorgimentale inscritta nella musica di Giuseppe Verdi. Il testo si ispira a un reale fatto di cronaca: un vigile urbano di una piccola città dell’Emilia Romagna si fa licenziare pur di mantenere la propria integrità di fronte agli intrecci di mafia, politica e imprenditoria collusa, capaci di avvelenare il tessuto sociale della regione che ha visto nascere il socialismo e le cooperative. Un nuovo affondo drammaturgico di Martinelli sulla patria amata, perché si ritrovi il senso di parole come “democrazia” e “giustizia”. Va Pensiero, scrive Renato Palazzi su Il Sole 24 ORE, è «[…]  un affresco vasto e ambizioso di ciò che siamo, costruito con un’asciuttezza rigorosamente brechtiana, didascalie luminose che annunciano il tema delle varie scene, piccoli cori dei personaggi che riassumono e commentano ciò che accade. Non manca un’agghiacciante galleria dei boss che dal ’56 in poi sono stati inviati al soggiorno obbligato in varie località della regione, avvelenandone il clima, da Tano Badalamenti a Francesco Schiavone detto Sandokan. Il tono è ispirato a una sorta di gelida oggettività, al distacco con cui si guarda a una oscena fauna umana evocata in tutti i suoi vizi ma in fondo senza forzature moralistiche, quasi che la caduta di ogni tensione etica fosse ormai tanto palese da rendere persino superfluo il bisogno di giudicarla. L’andamento didascalico è interrotto di tanto in tanto dagli interventi di un vero coro […] e da spezzoni onirici, soprattutto apparizioni notturne mascherate che si presentano alla coscienza della “zarina”, potente sindaco della cittadina, complice dei profittatori, ma in un suo modo stranamente sfuggente e contraddittorio. Figlia di un precedente sindaco stalinista, schiacciata, a quanto si capisce, dall’autorità paterna, lei non incarna il tramonto di una fede ideologica nella quale non ha mai creduto, ma una desolante assenza di valori. Come si evince dall’incalzante monologo pronunciato dalla solita, grandissima Ermanna Montanari, che la interpreta, non agisce neppure per interesse economico, ma per una totale sfiducia nelle leggi, per una mancanza di principi che sembra voler estendere al pubblico tentando di trasformarla nella cifra interiore della nostra comune esistenza attuale. Contrapposti a questo cinismo eretto a sistema ci sono un paio di bellissimi cori nei quali echeggia la nostalgia per un’altra Romagna arcaica e contadina, quella Romagna in parte vera e in parte sognata che è lo sfondo abituale del teatro di Martinelli e della Montanari, una terra del cuore perduta e costantemente ricercata […]». In scena con Ermanna Montanari, Alessandro Argnani, Salvatore Caruso, Tonia Garante, Roberto Magnani, Mirella Mastronardi, Ernesto Orrico, Gianni Parmiani, Laura Redaelli, Alessandro Renda. A eseguire i brani dalle opere verdiane sono cori delle città in cui lo spettacolo fa tappa. A Pisa il Coro del Laboratorio Lirico San Nicola.