La disperata passione di Manon

L’appuntamento con Manon Lescaut, penultimo titolo in cartellone che trova il teatro pressoché esaurito, è senz’altro un momento di punta di questa Stagione Lirica. L’opera che rivelò il genio di un giovane Giacomo Puccini è a Pisa sabato 18 e domenica 19 marzo, ventuno anni dopo l’ultima rappresentazione sul nostro palcoscenico, nel nuovo allestimento realizzato dal Teatro Goldoni di Livorno e coprodotto con il Verdi e il Teatro Sociale di Rovigo. A dirigere l’Orchestra della Toscana il M° Alberto Veronesi, direttore di livello internazionale e presidente del Festival Puccini di Torre del Lago. La regia, le scene e i costumi sono del giovane regista romano Lev Pugliese, nome già noto al pubblico pisano per le sue Nozze di Figaro di qualche anno fa.

Manon Lescaut, opera in quattro atti ispirata al romanzo settecentesco di Prévost, L’histoire du Chévalier Des Grieux et de Manon Lescaut da cui comunque si discosta molto (con il suo libretto passato per la penna di quattro autori tra cui Illica e Leoncavallo), debuttò al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1893. Poco più di un anno dopo fu l’esordio pisano, stagione 1894. Al Teatro Nuovo, il 17 marzo, Arturo Toscanini diresse per la prima volta un’opera pucciniana alla presenza in sala del Maestro stesso. Le cronache locali dell’epoca riportano che, giunto in compagnia di un manipolo di amici, “Giacomo Puccini fu acclamato durante la rappresentazione, chiamato agli onori del proscenio una ventina di volte e ricoperto di applausi, di ovazioni e di evviva”.

Questa nuova produzione labronica della Manon pucciniana rientra nella ricognizione, intrapresa già da qualche anno dal Teatro Goldoni, sulla produzione del compositore lucchese, compagno di studi e amico-rivale del livornese Mascagni. Lev Pugliese ha qui puntato su una lettura onirica e psicologica dell’opera, partendo da quel deserto e da quella “landa desolata” in cui si conclude la vicenda, vera espressione del “deserto dell’anima” della protagonista. Specifica il regista: «In Manon vedo una forte bramosia di vita, di anelito alla libertà. Spinta da un desiderio ardente va alla ricerca di qualcosa di indefinito nel futuro. In un lungo flashback alla fine della vita che accompagna il disfacimento del suo sogno, Manon rivive il proprio vissuto contorniata da un coro “sbiadito” di anonimi e insignificanti individui, uniformati da un costume che li avvicina all’immagine di manichini piuttosto che di esseri umani». Il direttore artistico del Goldoni Alberto Paloscia ha definito Manon Lescaut «opera di grande forza musicale e teatrale, sospesa tra gli umori di un romanticismo estremo di ascendenza wagneriana, le suggestioni del teatro musicale francese di fine Ottocento, le influenze del verismo da poco sbocciato con la Cavalleria mascagnana e le tentazioni neoclassiche legate alla stilizzazione dell’ambiente del Settecento elegante e corrotto in cui si consuma la tragica passione amorosa che lega la protagonista a Renato Des Grieux: un amore travolgente e fatale che ha fatto parlare di Manon Lescaut come di un Tristano e Isotta “all’italiana”».

Grandi nomi nel cast di questa nuova Manon, a partire dalle due protagoniste che sono autentiche stelle del mondo della lirica e acclamate interpreti pucciniane: Rachele Stanisci in scena sabato e Donata D’Annunzio Lombardi domenica. Nel ruolo di Des Grieux i tenori Gianluca Zampieri e Danilo Formaggia, in quello di Lescaut l’esperto Sergio Bologna a cui si alterna il baritono coreano Leon Kim. Geronte di Ravoir è interpretato in entrambe le recite dal baritono Carmine Monaco d’Ambrosìa. Con loro giovani artisti, in gran parte legati ai progetti formativi del Teatro Goldoni o espressione del territorio: Giuseppe Raimondo, Alessandro Ceccarini, Didier Pieri, Alessandro Martinello, l’attore Fabio Vannozzi e il soprano pugliese Lorena Zaccaria. Coro Ars Lyrica, Maestro del Coro Marco Bargagna.