La banlieue di Stefano Massini

Il penultimo appuntamento della Stagione Teatrale del Verdi è con un testo scritto da un drammaturgo italiano tra i più rappresentati in patria e all’estero. L’ora di ricevimento (banlieue) di Stefano Massini, premio Ubu 2015 per Lehman Trilogy e attuale consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano, è a Pisa sabato 25 e domenica 26 febbraio. Commissionato e prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria, lo spettacolo ha debuttato lo scorso settembre al Teatro Cucinelli di Solomeo con Fabrizio Bentivoglio nei panni del protagonista. Regia di Michele Placido, che dello stesso autore aveva diretto la versione cinematografica di 7 minuti

La storia è ambientata nel cuore della esplosiva periferia di Les Izards, la banlieue del sottotitolo, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa. Eugene Ardeche, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, è un insegnante di materie letterarie nella classe Sesta sezione C, ancora una volta un crogiuolo di culture e di identità, che vorrebbe arrivare alla fine dell’anno scolastico senza perdere per strada nessuno dei suoi tredici scolari. Attraverso l’ora di ricevimento del giovedì, nei brevi colloqui con genitori, fratelli e sorelle, assistenti sociali e improbabili affidatari, si scoprono le vite e i volti dei giovani allievi, le loro paure e desideri, il dramma dell’esclusione sociale, ancor più palpabile fuori dalla scuola che pare essere la sola trincea contro ogni forma di degrado. Dichiara Stefano Massini, che ha mutuato dalla realtà questa vicenda, al Corriere della Sera alla vigilia del debutto umbro: «Da bambino ho frequentato, nella periferia di Firenze, elementari e medie in una situazione analoga. Negli anni ‘80, c’era da noi una forte immigrazione cinese, poi quella magrebina e slava. Ho convissuto con questi scolari e ricordo il clima che c’era in classe. Un’esperienza che mi ha influenzato e che quindi non riguarda solo la Francia, ma tutti noi. Lo scenario che descrivo non è molto distante da ciò che avviene nelle nostre periferie». Osserva Fabrizio Bentivoglio, a proposito del senso di avvilimento del protagonista che emerge dallo spettacolo: «[…] nonostante gli sforzi di insegnante onesto, è impreparato ad accogliere degli allievi che provengono da altre culture. La sua frustrazione nasce dalla difficoltà di comunicare con loro: lui parla di Voltaire o Baudelaire a ragazzi che hanno una storia “altra”. Il suo smarrimento è quello che viviamo noi occidentali». Aggiunge Michele Placido, secondo il quale non è un caso che la vicenda sia ambientata in Francia «perché a differenza dell’Italia, dove c’è il Papa, è un Paese laico per eccellenza. È simbolo dell’Illuminismo, della tolleranza. I fatti tragici che in Francia sono avvenuti, sottolineano il totale fallimento del pensiero laico. […] Questo è un instant-theatre che fotografa la crisi attuale. È giusto che avvenga in una scuola: è l’incubatrice dei futuri cittadini». Sul palco insieme a Bentivoglio, che si impadronisce ottimamente del ruolo del protagonista e del testo di Massini, i giovani attori dello Stabile dell’Umbria Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti.

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