20 years of Spellbound Dance

Giovedì 13 marzo ore 21 serata evento organizzata in esclusiva con il Teatro Verdi per celebrare i 20 anni di attività dello Spellbound Contemporary Ballet di Mauro Astolfi. Non un greatest hits ma quattro nuove coreografie sempre caratterizzate dal forte segno contemporaneo plasmato su posture classiche.

Spellbound 1994-2014. Li abbiamo visti per la prima volta in questo teatro nel 2005, con Stati Comunicanti. Da allora la compagnia di Roma che sembra venire da New York, con quel nome dal film di Hitchcock, è tornata quasi ogni anno, accolta da un pubblico sempre più esperto, affezionato, partecipe. Carmina Burana, Duende, Nafas, Don Giovanni, Le quattro stagioni, Le relazioni pericolose, sono solo alcuni dei titoli che hanno attraversato il nostro cartellone. Tra le tavole del Verdi si è rafforzata anche la verve didattica di Mauro Astolfi, che ha tenuto qui dei workshop con giovanissimi danzatori. Da questa sua linea di ricerca è nata la Spellbound Dance Company II, con artisti in erba che si preparano a inseguire i passi del “Contemporary Ballet” sui palcoscenici internazionali.
Nel programma della serata del 13 marzo tutte coreografie di Astolfi con disegno luci dell’inseparabile Marco Policastro:

(1) CONTROFASE, duo con musiche Garth Knox &Agnes Vesterman, Nils Frahm, con Giovanni La Rocca e Mario Laterza: due caratteri dominanti che si studiano come per cogliere l’uno il punto debole dell’altro, fino a sviluppare una tensione che non è mai lotta, ma dimostrazione di forza.

(2) LOST FOR WORDS studio III, impegna invece tutta la compagnia: Sofia Barbiero, Alessandra Chirulli, Maria Cossu, Giovanni La Rocca, Mario Laterza, Gaia Mattioli, Giuliana Mele, Marianna Ombrosi, Giacomo Todeschi sono sul palco a domandare e rispondere, in un’invasione di parole vuote Si tratta dell’unica produzione europea assegnataria di un NDP (National dance Project) subsidy negli Stati Uniti per la stagione 2012/2013.

(3) DARE dialogo per due uomini, e (4) DARE con tutta la compagnia sono due momenti di un unico progetto. Nel primo dei due brani Giovanni La Rocca e Mario Laterza in prima mondiale scoprono quanto sia inutile aspettare che le cose accadano. Ecco come “dare”. Lo spettacolo è “una dedica agli altri e a noi stessi” – scrive Astolfi – intento a Dare forza ed energia ai suoi progetti, costruendo qualcosa per gli altri, per sé e di sé. Lo aspettiamo per ringraziarlo.