Due sold-out per La Traviata

Anche il secondo titolo della Stagione Lirica del Verdi va in archivio con un tutto esaurito per entrambe le recite in programma. La Traviata, che per tradizione si inserisce nella cosiddetta “trilogia popolare” insieme al Rigoletto e al Trovatore, con le due date pisane del 16 e 18 novembre ha inaugurato le celebrazioni del Teatro di Pisa per il bicentenario della nascita del Maestro Giuseppe Verdi di cui porta il nome. Questo allestimento, andato in scena già quest’estate al Festival Puccini di Torre del Lago, è il frutto della nuova coproduzione che ha il Teatro di Pisa per capofila e che vede insieme il Teatro del Giglio di Lucca, il Teatro Goldoni di Livorno e appunto il Festival Pucciniano, con la collaborazione di Maggio Fiorentino Formazione/Progetto Opera Futura. Lasciato il nostro palco, sarà in scena prima al Giglio di Lucca il 24 e 25 novembre, poi al Goldoni di Livorno il 12 e 13 dicembre.

Una Traviata di stampo tradizionale, quella che abbiamo visto, con una regia di Paolo Trevisi assolutamente rispettosa delle indicazioni di Verdi. Ma anche una Traviata che affianca diversi giovani interpreti ad artisti di grande esperienza. Sul podio il M° Bruno Aprea, direttore la cui fama si è affermata Oltreoceano grazie al repertorio lirico italiano classico e che è legato alla Traviata in particolar modo, che qui dirige la sempre eccellente Orchestra della Toscana. Il Coro della Toscana è preparato dal M° Marco Bargagna, i danzatori sono della Imperfect Dancers Company, compagnia in residenza nel nostro Teatro, su coreografie di Walter Matteini.

Nel ruolo di Violetta Valéry abbiamo applaudito una delle nuove stelle dell’opera lirica, il bravissimo soprano siberiano Irina Dubrovskaja il cui debutto in Italia, nonché l’avvio di una fulminea carriera da protagonista anche nel nostro Paese dopo i successi riscossi a Mosca, è avvenuto proprio nello stesso ruolo nel 2008 a Ravenna. Nel ruolo di Alfredo abbiamo assistito alla bella interpretazione di due tenori esperti ma al primo confronto con il personaggio: Stefano La Colla, già acclamato come ottimo Calaf nella Turandot che ha aperto la Stagione, e quel Marco Frusoni applaudito lo scorso anno nel ruolo di Rodolfo in Bohème. Nella parte di Giorgio Germont si sono alternati il baritono Stefano Antonucci, protagonista di primo piano nei maggiori teatri italiani ed esteri, e il più giovane Luca Grassi che nel 1997/98 vinse il concorso «Città di Roma» che lo portò al debutto proprio in questo ruolo.

Prima di metterla da parte fino al prossimo allestimento, ripercorriamo anche a questo giro un po’ di storia dell’opera in casa nostra. Intanto La Traviata andò in scena in prima assoluta al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo del 1853, e fu un gran fiasco. Ci fu dunque da rimetterci le mani finché, con alcune modifiche dell’autore e una nuova compagnia di canto, fu ripresentata il 6 maggio 1854 sempre a Venezia, ma al Teatro San Benedetto. E quella volta fu il trionfo sulla cui scia l’opera cavalca a tutt’oggi. Oggi, appunto: quella a cui abbiamo appena assistito è la quarantacinquesima rappresentazione della Traviata a Pisa. Quello stesso anno 1854 della sua riproposta, in un’unica replica il 28 dicembre fu messa in scena per la prima volta all’ombra della Torre, nell’allora Teatro Ravvivati. Da lì in poi è stata presentata a ripetizione nella nostra città, nel massimo teatro come negli spazi minori. Precisamente altre cinque volte al Ravvivati fino al 1863, seguite da altre quattro nello stesso spazio sotto il nome di Teatro Ernesto Rossi tra il 1878 e il 1910. Al Teatro Nuovo è stata messa in scena solo nel 1882 e nel 1891, ma da quando questo ha mutato la denominazione assumendo quella dello stesso compositore dell’opera, è stata rappresentata 24 volte dal 1905 fino a quest’anno. Compresa la Stagione Lirica del 1945 in cui La Traviata c’è stata due volte, ad apertura e a chiusura del cartellone con due recite singole. Tra il 1870 e il 1941 è stata in programma cinque volte al Politeama Pisano. Nel frattempo si sono contate tre occasioni al Teatro Umberto negli anni Trenta del ventesimo secolo, e successivamente una al Teatro Edison all’aperto, quand’era il 1948 e Pisa si stava ancora lentamente riprendendo dalle brutture della guerra.