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Un De Filippo con l’effe maiuscola

di Simone Rossi 23 gennaio 2010 | Categorie: GeneraleProsa

Il 30 e 31 gennaio Luigi De Filippo è al Verdi con un vecchio successo di famiglia

È in tournée da pochi mesi, questa nuova edizione de La Fortuna con l’Effe Maiuscola. Ma la commedia, com’è consueto per le opere del grande Eduardo De Filippo, attraversa i palchi dei teatri di ogni ordine e categoria da molti decenni. Quasi sette, per la precisione: scritta a quattro mani da Eduardo e Armando Curcio, debuttò al Quirino di Roma nel 1942. Protagonisti irripetibili, lo stesso Eduardo e il fratello Peppino. Quell’occasione, un trionfo secondo le cronache, segnò un altro importante esordio. Luigi De Filippo, figlio di Peppino, allora aveva dodici anni e si aggirava tra le quinte affetto da apparente timidezza cronica. Per guarirlo da quello che non poteva che essere un male per un futuro uomo di spettacolo, il padre gli promise cinque lire in regalo se avesse acconsentito a entrare in scena con gli altri attori quella sera. Accettò, alla prospettiva di un premio non trascurabile per quei tempi, e fu così che il palcoscenico non lo lasciò mai più. Ha scritto commedie di suo pugno, ama definirsi “autore per vocazione e attore per necessità” e può raccontare di non aver vissuto la propria carriera limitandosi a mettere in scena i successi dei suoi ascendenti. Oggi, sulla soglia degli ottant’anni vissuti nel teatro a tutto tondo, riprende quella commedia che ha scavalcato le epoche, riportandola in famiglia dopo diversi allestimenti con altre regie e interpretazioni. Il quinto step di un progetto portato avanti da qualche anno, intitolato Casa De Filippo, che ha l’obiettivo di riportare alla ribalta vecchi testi di Eduardo, Peppino, Titina e suoi. Un piano in divenire, volto alla riscoperta di un patrimonio artistico che parla di temi universali e di costante attualità.

Giovanni, il protagonista interpretato da Luigi De Filippo, vive in condizioni di indigenza in uno squallido sottoscala con la moglie Cristina e Erricuccio, un trovatello senza titolo prelevato all’orfanotrofio, di non brillante intelligenza ma non per questo privo di malizia. Spinto dalla necessità, accetta dietro modesto compenso di legittimare come figlio un tale Sandrino, bellimbusto in cerca di falso padre per poter sposare una ricca fanciulla. La fortuna, quella con l’effe maiuscola, prova a bussare in veste di notaio alla casa del pover’uomo che però è fuori. Trova Erricuccio e comunica a lui che il fratello di Giovanni, emigrato e morto in America, gli ha lasciato una cospicua eredità. Ma c’è un però: non deve avere alcun figlio, altrimenti è al discendente che andrebbe il lascito. La sorte si manifesta nelle sue diverse espressioni. Erricuccio è reso muto da un precedente spavento e non può comunicare la notizia a Giovanni in tempo utile. Sandrino, ormai erede legittimo, si appresta perciò a riscuotere indebitamente il patrimonio, quando Giovanni compie il gesto ultimo per il bene della sua famiglia. Si autodenuncia per il falso dichiarato e finisce, ricco sì, ma dietro le sbarre. Morale, una grossa fortuna che giunge inattesa alla fine presenta un conto al quale non è possibile sottrarsi. Una commedia con l’umorismo al centro, fatta di equivoci e disavventure tragicomiche che sono metafora di una società in trasformazione. Sempre più attuale nella versione odierna con la regia di Luigi De Filippo.

Brillantissimo il cast, nel quale spicca l’interpretazione di Paolo Pietrantonio, Erricuccio. Alleggerito dall’ingenuità e dalla dolcezza previste dalla scrittura eduardiana, il personaggio si configura più simile a un bambino moderno scaltro e impetuoso e offre continui spunti di forte comicità.

La Fortuna con l’Effe Maiuscola, quarto appuntamento della Stagione di Prosa, è al Teatro Verdi di Pisa sabato 30 gennaio alle 21 e domenica 31 gennaio alle 17.

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