Addio Fernanda
di Yorick 19 agosto 2009 | Categorie: Generale, LibriNon capita certo a tutti di avere Cesare Pavese come professore al liceo, e Primo Levi come compagno di banco. E’ ancora più raro incontrare sulla propria strada Jack Kerouac, o uscire in mare con l’uomo che ha scritto “Il Vecchio e il Mare”. E’ già difficile mettere in fila queste quattro cose, ma è ancora più raro essere riuscite, in aggiunta, a conoscere tutta la beat generation, da Allen Ginsberg a Gregory Corso, e come se non bastasse essersi fatti amici Bob Dylan, Chet Baker e Fabrizio De André.
Eppure Fernanda Pivano era tutto questo: una serie di eventi, luoghi, volti, e parole, una serie di appunti su coordinate geografiche, persone, fotografie e cognomi, e molto altro ancora.
Con lei se ne va una parte della memoria del Novecento, che solo in parte potrà essere conservata attraverso le sue opere. Senza di lei avremmo perso una parte fondamentale della cultura del secolo scorso, e senza la sua intermediazione e la sua traduzione non avremmo avuto la “Antologia di Spoon River” e molti altri capolavori della letteratura americana.
La memoria che perdiamo è una memoria pesante come un frusciar di foglie, imponente quanto la figura minuta, piegata su se stessa, dietro cui si celava negli ultimi anni. Un soffio di vento che si poteva percepire ancora distintamente dietro ogni suo singolo respiro: il vento del cambiamento, che attraverso di lei aveva soffiato e soffiava ancora.
Non per nulla Fabrizio De Andrè diceva di lei che era stata “il più grande poeta italiano del Novecento”. Una donna così piccola nelle foto accanto ad Ernest Hemingway ed Eugenio Montale, Ezra Pond e Henry Miller, eppure così grande da aver cambiato, per sempre, il nostro modo di vedere e di riferirici all’America ed il resto del mondo.
Noi di Yorick!, direttamente e indirettamente, l’avevamo incontrata durante la serie di conferenze de “l’Altramerica” (febbraio 2005), e già allora ci aveva commosso con il racconto degli amici avuti e poi persi nel corso della sua avventura, con il racconto dell’ultima volta in cui aveva visto vivi Kerouac e Bukowsky.
In quest’anno già carico di lutti notevoli nel mondo del teatro e della cultura, ci lascia, tutti o quasi, con il rimpianto di non aver avuto il tempo di regalarle un’Italia all’altezza del mondo migliore che anche lei, in tutti questi anni, ha contribuito a consegnarci.
di Lorenzo Emanuele Maiano
Tag: allen ginsberg, beat generation, cesare pavese, charles bukowsky, cultura, ernest hemingway, fernanda pivano, jack kerouac, primo levi


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