MIRACOLO A NAPOLI

Chiuso con un bilancio sorprendente il Napoli Festival Teatro Italia: un mese di spettacoli sopra e sotto la città. 72000 spettatori in 33 venues, 2500 artisti coinvolti provenienti da 23 paesi, 480 testate giornalistiche accreditate, 76 titoli x un totale di 258 repliche in 12 lingue, 20 debutti internazionali, 4 spettacoli site specific, 34 incontri/conferenze tematiche con pubblico artisti e stampa, 1 rassegna “off” con i 28 titoli del circuito Fringe, 6 milioni di euro di bilancio. Poco più del primo premio della Lotteria Italia.

Le cifre non bastano a raccontare l’enormità di questo festival. Come sempre sono i piccoli episodi a fare la storia.

Come il giorno in cui viene diffuso sul web il filmato delle telecamere della stazione di Montesanto, a Napoli: un innocente muore in un blitz di camorra mentre tutti fuggono senza soccorrerlo, e la sua compagna che implora aiuto resta sola e inascoltata. La direzione del festival diffonde un comunicato, alla stampa e al pubblico di ogni spettacolo:
«Abbiamo visto oggi sulla stampa e sui siti internet delle immagini, le ennesime, di violenza, cinismo, paura, vuoto e indifferenza. Ma più di tutto ci ha colpito lo sguardo attonito di una donna che chiedeva aiuto per il suo uomo ferito a morte, e il suo pianto esausto, senza speranza. Gli artisti, i tecnici, i professionisti e tutti coloro che lavorano al festival si fermano questa sera per un minuto di silenzio prima che lo spettacolo abbia inizio. Per quella donna, Mirela Birlandeanu, per il suo sguardo, perché qui, a Napoli, stiamo lavorando per una diversa idea di città e di cittadinanza (…) ».

Ecco il senso del festival: restituire Napoli ai suoi abitanti, creare un modello originale di festival inteso come sviluppo di un territorio.

Come il giorno in cui Peter Kammerer – sociologo tedesco coordinatore del progetto Working for Paradise – introduce la presentazione dei testi commissionati a 3 giovani autori italiani sul tema del lavoro dicendo:
“Viviamo in un mondo in cui pochi lavorano per produrre beni che inquinano e che i più non possono permettersi di comprare.” E Vincenzo Latronico, 25enne autore di Ginnastica e Rivoluzione, rilancia proponendo “il reddito di cittadinanza”, come punto di partenza per la redistribuzione delle ricchezze e la riqualificazione delle competenze in una società in cui siamo tutti “carini e interscambiabili”.

Come la rivolta del pubblico un sabato sera all’ingresso del Palazzo delle Arti di Napoli, dichiarato inaccessibile per sovrannumero di presenze: il PAN, quartier generale del festival, è diventato per 3 settimane il locale più glamour e più frequentato della città. Dalle 23 alle 2 del mattino, ogni sera dopo gli spettacoli, TUTTI – pubblico, giornalisti, artisti, operatori internazionali, organizzatori del festival – erano invitati sulle terrazze del PAN per degustare vino (gratis) e assaporare gli stuzzichini del buffet (sempre gratis) e nel frattempo scambiare opinioni sulle visioni del giorno e creare relazioni, mentre all’interno impazzava il vee-dee jay set (dove si racconta che sia stata vista ballare anche la presidente della Fondazione Campania dei Festival nonché ex Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Rachele Furfaro, e un giorno ancheggiare timidamente persino il supergiornalista del teatro italiano Franco Quadri!).

Se il teatro fosse sempre così ricco, se gli spettacoli fossero sempre così BELLI e ben realizzati, stimolanti, con un forte messaggio o con una nuova e vera visione artistica, come grandissima parte di quelli visti a Napoli, l’Italia sarebbe un paese migliore.

Invece l’esperienza di un festival miracoloso, per l’organizzazione ineccepibile, puntuale e accogliente, le dimensioni gigantesche e la sfida raccolta e vinta dalla città di Napoli, resta circoscritta al ricordo di una specie di vacanza, mentre la realtà soccombe nel grigio delle proteste sui tagli al FUS e nelle bolle di un sistema vecchio e inefficiente, ma maledettamente aggrappato alla vita.

www.teatrofestivalitalia.it