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Un teatro da salvare

di Simone Rossi 4 maggio 2009 | Categorie: Generale

Intervista a Sergio Cortopassi, Presidente del Teatro di Pisa

Dallo scorso ottobre Sergio Cortopassi è il nuovo Presidente del Teatro di Pisa, subentrato alla scadenza del mandato di Ilario Luperini. Sindaco della città dal ‘90 al ‘94, ex assessore al bilancio, ha raccolto il testimone in un momento difficile per il settore e per il nostro teatro in particolare. Intervistato per i lettori di Yorick!, ha delineato un chiaro quadro della situazione attuale. Riportiamo i tratti salienti della conversazione avvenuta alla vigilia della conferenza stampa per la presentazione del bilancio consuntivo 2008 e delle prospettive per il 2009.

- Presidente, sono trascorsi circa sei mesi dal suo insediamento. Quali sono le sue valutazioni dopo questo primo periodo?

- Il nuovo Consiglio di Amministrazione del Teatro di Pisa ha un mandato ben preciso. È abbastanza inconsueto che il Consiglio Comunale si esprima con tutta questa chiarezza circa gli obiettivi da perseguire, ma le circostanze lo imponevano. Ci viene chiesto di ristrutturare il bilancio, riequilibrare la gestione e uscire da una delle situazioni più negative di sempre. Il disavanzo nel 2007 è stato forte e anche il 2008 registra un netto passivo. O si riesce a risanare o il teatro potrebbe essere costretto a interrompere la sua attività. Siamo in continuo affanno, ci siamo messi a lavorare cercando di fare quanto possibile. Mi rendo conto che sarebbe più bello parlare del teatro in termini di “sogno”, o gioire pensando al Verdi gremito in occasione de La Parola ai Giurati di Gassman, ma dobbiamo essere realisti. Abbiamo richiamato tutti a una politica di contenimento, secondo le risorse a disposizione che sono fortemente limitate.

- Si ha un’idea dei tempi previsti per il risanamento?

- Abbiamo cominciato, ma credo siano necessari due o tre anni per risanare del tutto. Questo perché la situazione è molto complicata. L’obiettivo non consiste nell’arrivare semplicemente a un taglio dei costi, ma soprattutto nel diminuire le spese di gestione per poter destinare fondi all’attività artistica. Nel 2008 abbiamo pagato 180.000 euro di interessi passivi e direi proprio che non va bene. Abbiamo presentato il bilancio 2008, il 2009 è già approvato, e siamo costretti a chiedere 423.000 euro al Comune. In più si riscontrano minori entrate, i segni della crisi si vedono. Sono necessari interventi strutturali importanti. Risorse umane verranno destinate ad altre attività nell’ambito di una complessa riorganizzazione che sta gestendo direttamente il Comune. Ovviamente nessuno perderà il posto. In sostanza l’operazione che abbiamo in testa è questa: investire nella cultura. E riuscirci è una cosa faticosa.

- La stagione artistica che volge al termine era dichiaratamente di transizione. Un cartellone di Prosa ridotto ma di grande qualità, un programma di Danza che ha confermato l’attenzione del Teatro di Pisa nei confronti del settore. Considerato ciò e quanto ha esposto finora, come risponde alla buona parte di pubblico che lamenta un’offerta limitata di spettacoli?

- Se uno è cittadino di Pisa deve sapere che è il Comune ad assumersi l’onere dei debiti del Teatro. Se vogliamo investire risorse nell’attività artistica dobbiamo anche presentare dei buoni dati. Il 2008 è stato l’anno peggiore in questo senso. Bisogna prendere atto della realtà.

- Sono già definite le linee da seguire per la prossima Stagione?

- Anzitutto torneremo a inaugurare la Prosa tra novembre e dicembre. Siamo in attesa della conferma, ma intendiamo presentare Vita di Galileo di Brecht, con Franco Branciaroli, per la fine dell’anno galileiano. Stiamo lavorando con la Fondazione Toscana Spettacolo per preparare una Stagione di Prosa da sei a otto spettacoli, più altre iniziative con imprenditori privati. Fare Teatro prosegue nelle sue attività, Prima del Teatro continua già quest’anno con nuove presenze straniere prestigiose come la scuola di Pechino. Per quel che riguarda la Lirica, c’è discussione sul futuro dei teatri della costa. C’è da decidere riguardo all’Orchestra di Cittàlirica e su una forma per tenere insieme i tre teatri. Abbiamo già raggiunto un accordo con Lucca e Livorno per i prossimi tre anni, cominceremo col Candide nel 2010.

- Alla luce dei continui e ripetuti tagli al settore, Lei come giudica l’atteggiamento dello Stato nei confronti della cultura?

- Io penso prima di tutto che non si debba mettere la cultura in contrasto con gli altri bisogni popolari. Di fronte a esigenze di altro tipo si perderebbe di sicuro. Comunque credo che i tagli non risolvano un bel nulla a livello nazionale. I tagli al FUS (Fondo Unico dello Spettacolo, ndr) forse sono un segnale, ma non certo una soluzione ai guai dello Stato. La finanza pubblica ha sempre avuto di questi problemi, quali che fossero le forze politiche al governo. Tuttavia essere contrari ai tagli non significa essere d’accordo con gestioni che portano a situazioni dalle quali è difficile tornare indietro.

- Quando era Sindaco di Pisa, era il 1992, minacciò di riaprire la Torre in risposta ai ritardi nell’esecuzione dei lavori per la salvaguardia del monumento. Ha mai pensato in questi mesi di dover “alzare la voce” allo stesso modo?

- (sorride) No, non l’ho mai pensato. Ho visto subito quali erano le condizioni del teatro e ho solo realizzato che ci sarebbe stato tanto da lavorare. Il taglio al FUS è grave, ma non è decisivo. L’abbandono dei soci è ben più dannoso per noi.

- In definitiva, politiche culturali e di marketing da portare avanti di pari passo…

- Io non mi sono certo abbattuto. Siamo passati da una Stagione di Prosa fondata su un passivo di 140.000 euro a una successiva con una perdita tra i 40.000 e i 50.000. Stiamo cercando meccanismi più virtuosi senza per questo tralasciare la qualità. D’altronde non è un caso che io, ex assessore al bilancio, sia stato nominato Presidente di questo teatro. Per quanto mi riguarda non sono incarichi che si accettano aspettandosi un certo tipo di tornaconto. Ho un’unica forte convinzione, e ce l’abbiamo tutti: è fondamentale tenere in vita il teatro a Pisa.

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