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ODISSEA SUDAMERICANA

di Fabiana Campanella 3 maggio 2009 | Categorie: Generale

Il regista argentino César Brie torna in Italia per raccontare il viaggio di Ulisse verso una nuova Itaca. Sorprendenti la simpatia e il rigore atletico della compagnia de Los Andes, che recita in un italiano dal sapore spagnolo, accompagnato dai suoni delle Ande.

VISTI PER VOI:
Odissea
Teatro de Los Andes
Testo, regia e luci di César Brie
Al Teatro Era di Pontedera il 31 marzo 2009
In programmazione al Festival Fabbrica Europa – Firenze: 8-9 maggio 2009
www.ffeac.org

A trenta anni dalla fuga in Europa dal regime militare argentino, a venti dal ritorno in Sudamerica con la creazione in Bolivia del Teatro de los Andes, a dieci anni da una grandiosa Iliade, César Brie ha maturato la necessità di rappresentare il nostos. Direttamente dal racconto di Odisseo si animano tutti i viaggiatori del nostro tempo, in cerca di conoscenza e di un futuro migliore, e tuttavia afflitti dalla nostalgia, dal desiderio di ritornare. Di loro parla questo spettacolo, di migranti e naufraghi di guerra, di artisti e precari sempre con la valigia, degli impiegati che sognano di partire. Di tutti noi.

Eppure, a un primo sguardo, lo spettacolo sembra calcare fedelmente le orme di Omero: dalla Telemachia a Ulisse prigioniero compiacente della ninfa Calipso, fino all’arrivo a Itaca nelle spoglie di un mendicante che affronta i Proci usurpatori schiacciando stracci di sangue sul pavimento.
César Brie ha lavorato come Penelope sulla sua tela, intrecciando ai fili della tradizione la memoria presente, ritessendo il Mito insieme alla Storia con il telaio del palcoscenico, dove scorrono geometrici i segmenti di canne di bambù sospese come tende, recinti, mura di case e città, ideati dallo scenografo Gonzalo Callejas.

È lo stesso Gonzalo un vero Ulisse dal “multiforme ingegno”, attore abilissimo nel trasformarsi da guerriero crudele ad amante sensuale (davvero bravissimo, per essere credibile come tombeur des femmes pur non essendo un adone…). Con un tocco di luci e colore, Gonzalo è anche un Menelao macho e spavaldo, affiancato dalla svenevole Elena: tutti i dieci attori si cimentano con almeno 4 personaggi, di cui assumono le sembianze attraverso rapidi cambi di scena e costumi, frivoli e ricchissimi per dei e semidei, sdruciti e poveri per reietti, viandanti e nostalgici.

Nel combattimento di sputi e acrobazie con cui Calipso e Ulisse consumano il loro amplesso d’addio, prende forma con evidenza la visione parodica, vitalistica e coraggiosa del regista argentino, così poco intimidito dal peso della tradizione da slittare spesso sul registro comico. Vedremo la maga Circe trasformare in porci i compagni di Ulisse nutrendoli con hamburger e coca cola, la ninfa Nausicaa tentennare sui trampoli all’inedita visione di “un uomo!” che le tira fuori dal corpo esile la voce rauca del desiderio, il riprovevole ciclope smerciare uomini e droga ai confini con gli USA, dove i Lestrigoni sono cinici turisti che si fotografano coi clandestini più miserabili mentre le loro mogli apparecchiano per il picnic.

Nelle tre ore di divertenti invenzioni, tra danze e commoventi canti andini, colpisce l’irriverenza nel prendersi gioco dei classici, un’abilità quasi esotica per noi italiani, come la versatilità degli artisti in scena. La leggerezza con cui Brie assoggetta l’Odissea alla sua tesi può risultare fastidiosa, per chi cerca nei classici i ricordi di scuola, senza passare per letture posteriori (Pavese, Joyce, Borges, Kavafis…). Un patrimonio di conoscenza spolpato e digerito dalla voracità visionaria del regista: qui c’è proprio tutto, persino le supersexy vacche del sole in posa da bagnanti anni ’50. I riferimenti alla contemporaneità, Penelope e Zeus che parlano al cellulare, il papa polacco e Tom Hanks, non sono coloriture di collocazione temporale, ma sono il succo dell’operazione di Brie: l’Odissea è nei nostri giorni, nei panini del McDonald’s e nelle guerre civili.

Lo accogliamo con la perplessità del ricordo di un Ulisse re, combattente a Troia e ideatore dello stratagemma del cavallo, qui scomparso tra le lenzuola delle tante amanti. Ma lo applaudiamo con il sottile piacere della trasgressione, del tradimento di un testo sacro su cui la compagnia de Los Andes, così multietnica e poliedrica, riesce a proiettare un nuovo raggio di poesia e di senso, traboccante della storia personale e drammatica di ognuno degli attori.

Fabiana Campanella

Teatro de los Andes

Odissea

testo, regia e luci

César Brie

aiuto regia

Daniel Aguirre, Alice Guimaraes

attori

Lucas Achirico – Nestore, Antinoo, Alcinoo, Tiresia, Laerte, Argo, Femio, emigrante

Cynthia Callejas – funzionaria, emigrante, madrina, vacca

Gonzalo Callejas – Ulisse, Procio, Menelao, emigrante

Mia Fabbri – Penelope, Ermione, coppiera, emigrante, funzionaria, vacca

Alice Guimaraes – Atena, Elena, Circe, emigrante

Karen May Lisondra – Calipso, schiava, Procio, Anticlea, emigrante, funzionaria, vacca

Paola Oña – Afrodite, schiava, Euriclea, troiana, emigrante, anima, funzionaria, vacca

Ulises Palacio – Zeus, Eurimaco, Polifemo, fidanzato, marinaio, anima, emigrante

Julián Ramacciotti – Telemaco, marinaio, anima, emigrante

Viola Vento – Nausicaa, Melanto, troiana, emigrante, anima, funzionaria, vacca

costumi

Giancarlo Gentilucci, Teatro de los Andes

scenografia

Gonzalo Callejas

musica

Pablo Brie

direzione musicale

Lucas Achirico

organizzazione

Giampaolo Nalli

produzione

Emilia Romagna Teatro Fondazione e Fondazione Pontedera Teatro

in collaborazione con

Armunia Festival Costa degli Etruschi, Castiglioncello

Fondazione Fabbrica Europa

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