La risata agrodolce
di Simone Rossi 16 febbraio 2009 | Categorie: Generale, ProsaSalemme torna a Pisa con Bello di Papà
Ha una cosa in particolare, Vincenzo Salemme, in comune con i grandi del teatro napoletano ai quali viene accostato da anni. Vincenzo Salemme ha riportato il teatro comico napoletano in televisione e lo ha fatto trattando temi profondi e di forte impegno sociale. Erano gli anni novanta quando il grande pubblico, che storicamente ha trangugiato saltuarie pillole di teatro sul secondo canale nazionale, ha conosciuto lui e il suo E fuori nevica!. Da allora questo bellissimo esempio di una comicità partenopea senza tempo ha toccato i più importanti palcoscenici italiani, compreso quello del Verdi di Pisa, ha compiuto l’automatico balzo tecnologico diventando un dvd tra i più venduti nel genere, ed è rimasto la punta della produzione drammaturgica di Salemme. Oggi questo non recita più con al fianco i compagni storici Buccirosso, Paone e Casagrande, ma si presenta con un nuovo cast comunque collaudato in uno spettacolo che è alla sua terza stagione di tournée. Bello di Papà ha esordito in prima nazionale nel novembre 2006 ed è il secondo appuntamento della Stagione di Prosa 2009 del Teatro di Pisa, il 19 e 20 febbraio alle 21. Scritto una prima volta da Salemme nel 1996, destinato alla regia ma non all’interpretazione dell’autore, per una serie di motivi non fu mai messo in scena. La versione odierna è frutto di una rielaborazione e di un ampliamento che, per dirne una, ha portato i
personaggi da cinque a undici. Il protagonista è Antonio (Vincenzo Salemme), cinquantenne dentista affetto da una sorta di sindrome di Peter Pan, spaventato dalle responsabilità che la vita impone a un uomo adulto. L’eterno fidanzato di Marina (Yulika Mayarchuk), refrattario a matrimonio e figli, si trova a dover fronteggiare una situazione anomala e inattesa: per mano di uno psicologo un po’ dubbio (Giovanni Ribò), l’amico Emilio (Massimiliano Gallo), quarantenne, tramite ipnosi viene regredito nell’età allo scopo di fargli rivivere l’infanzia per superare il presunto trauma della mancanza di un padre e il conseguente stato di depressione. A chi chiedere di sopperire al ruolo paterno in questo tempo supplementare della fanciullezza, in cui si concentrano i primi diciotto anni di un individuo e tutte le implicazioni che comportano, se non al migliore amico Antonio? Ne derivano due ore e mezzo di comicità
pura. Un Salemme (autore, regista, protagonista) in splendida forma si cimenta in sketch che si susseguono a ritmo frenetico, impreziositi da escursioni in platea a cercare il contatto con il pubblico e il suo coinvolgimento a trecentosessanta gradi. Di pari passo continua a far riflettere muovendosi su argomenti delicati e di attualità. In un momento in cui si fa un gran parlare in Italia della famiglia nelle sue diverse espressioni, si parla del rapporto tra genitori e figli ma in modo surreale, in quanto i genitori non sono veri genitori e i figli non sono veri figli. Un esempio di grande cabaret, sullo sfondo sprazzi di vita reale.

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