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Amore: parabola in due atti per luci e suoni

di Yorick 28 gennaio 2009 | Categorie: Generale, Prosa

Alla Cittadelteatro di Cascina, Fanny & Alexander incontrano il pubblico giovedi 29 gennaio alle 17. Lo spettacolo del duo ravennate è in scena venerdì 30 e sabato 31 alle 21.

da “Le piccole apocalissi” di Tommaso Landolfi

Come è possibile oggi affrontare Landolfi a teatro? Come fare a ‘tradurre’ sulla scena le parole e il pensiero di uno scrittore così eccentrico e radicale? Il  percorso di Fanny & Alexander parte dalla prima raccolta e dalla condizione paradossale del Dialogo dei massimi sistemi per sviluppare nei successivi lavori un’indagine sulle problematiche del linguaggio e sulle ‘lingue impossibili’. Da Heliogabalus a K313 passando per Dorothy. Sconcerto per Oz e AMORE (2 atti) l’opera di Landolfi è recuperata in diversi modi, come citazione e orizzonte di pensiero o come vero e proprio testo a cui dar voce. Ma che cos’è una ‘lingua impossibile’? Come tradurre sulla scena di Amore (2 atti) la ‘lingua di luci e colori’ raccontata nel La piccola Apocalisse?
 Rodolfo Sacchettini, consulente letterario per il percorso di Fanny & Alexander attraverso le opere di Landolfi, introduce gli snodi e le problematica degli spettacoli che ne sono derivati.

All’incontro (a ingresso libero) sarà presente la compagnia Fanny & Alexander (Chiara Lagani e Luigi De Angelis). Lo spettacolo Amore (2 atti) è in replica venerdì 30 e sabato 31 ore 21 alla Città del Teatro di Cascina (www.lacittadelteatro.it). La replica di venerdì 30 è esaurita, ma la compagnia è disponibile a una doppia replica alle 22.30 sia venerdì che sabato. Per info e  Prenotazioni scrivere a melanie.gliozzi@libero.it  entro venerdì 30.

AMORE (2 ATTI ) di Fanny & Alexander

Amore è una parabola sull’arte e l’ispirazione poetica, sulla difficoltà di comunicare e sul valore salvifico della conoscenza. Un racconto intrapreso col linguaggio semplice con cui il protagonista parla all’agnellino addormentato al centro della scena. Lo sperimentalismo visivo del duo ravennate si spinge qui fino all’estrema ricerca linguistica: nel primo atto si parla in italiano, ma l’apparente intimità della scena è coperta dal rumore crescente che costringe il personaggio a urlare il suo discorso sulla creazione artistica e le intemperanze dell’immaginazione. L’arrivo di una donna misteriosa cambia l’atmosfera, e rapisce il protagonista nel vortice sensoriale del secondo atto, intriso del linguaggio delle luci e dei colori. Accurate le didascalie: rosso=tristezza e dolore, azzurro=amore fraterno, arancione=amore infelice, viola=ricchezza, verde=purezza, giallo=amore felice, rosa=odio e protervia, bianco=gioia e serenità. Difficile tuttavia interpretare i colori e le loro sfumature, come il linguaggio dell’amore e delle emozioni, in questo spettacolo magico, concettuale e multimediale, che unisce la parola rigogliosa svelata nella sua inefficacia, a suoni, ombre, onde elettroniche e flash psichedelici che si accendono nel buio assoluto. Come ne La piccola Apocalisse (1935) di Tommaso Landolfi a cui si ispira, lo spettacolo trascina il pubblico in una scalata sulla torre di Babele, svelando con grande capacità visionaria i paradossi delle cose e degli uomini.

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