La Tragedia Scozzese (che dire quell’altro nome, in teatro, porta sfiga)
di Federico 2 gennaio 2009 | Categorie: Generale, Prosa
Venerdì 9 e Sabato 10 gennaio alle ore 21.00 e Domenica 11 gennaio alle ore 17.00
Gabriele Lavia interpreta e dirige
MAC…TH
di William Shakespeare
(PRIMA NAZIONALE)
Nota: nel corso di tutto il prossimo articolo, per motivi scaramantici, il titolo dell’opera (scozzese) non verrà mai esplicitato. Dire quel nome in teatro, infatti, pare porti una sfortuna esagerata. Tanto, se avete visto i cartelloni davanti al Teatro Verdi, sapete esattamente di CHI sto parlando. Sì, proprio di lui…
…quel tizio che, un giorno, tornando dalla guerra assieme all’amico Banquo, viene fermato nella brughiera (scozzese) da tre streghe (“il bello è brutto, il brutto è bello”).
Il nostro compatriota di Sean Connery diventa il centro di una profezia stregonesca. “Quello lì” gli dicono le streghe “tu sei stato Barone di Glamis, ora sei Barone di Cawdor e presto sarai Re”.
Il cugino di MacDonald, tornando al suo castello, pensa alla previsione: “in effetti ero Barone di quello, vincendo la guerra sono diventato Barone di quell’altro, MA il re sta benino, stasera viene pure a cena, mi sembra strano che possa d’improvviso sentirsi male e lasciare proprio a me, il suo fido luogotenente, il trono”.
Ritorno al castello. Entra la moglie del protagonista.
Nota: Ora, la moglie del protagonista si chiama Lady seguito dal nome tanto vituperato. Perciò, da adesso, per semplicità, la chiameremo solo Lady.
La Lady ci tiene al potere. Ed è il motivo perchè quest’opera, che inizia come un horror guerresco, ha così spesso attinto a piene mani, in tempi moderni, ai registri del noir.
La Lady vuole che il marito sia Re ed ordisce con lui l’assassinio del Re, quella stessa notte.
Tutti sanno come va a finire, ma se c’è qualcuno di voi che ancora non lo sapesse e si volesse godere lo spettacolo allora a questo punto mi cheto.
Sappiate solo che seguiranno: mani macchiate di sangue, una notte che si fa eterna, fantasmi al cenone, battaglie, foreste che si muovono, uomini non nati da donna, dolori paterni.
Tutti gli ingredienti giusti per uno dei più bei drammi shakespeariani (tranne il fatto che Lavia non reciterà
in kilt, come mi ha chiesto una signora al botteghino qualche giorno fa).
Dopo Orson Welles, dopo Akira Kurosawa, dopo Roman Polanski, anche Gabriele Lavia ci prova con MAC. Da quel che ho potuto vedere sbirciando (nascosto nei palchetti) le prove dello spettacolo (per quel che ho potuto prima che una strana influenza mi costringesse a letto per una settimana… credo causata dai fumi della brughiera…), la tragedia scozzese che ci aspetta è, pur se fedelissima all’originale, riletta in chiave laviana.
Gabriele Lavia ci ha abituato, negli ultimi anni come consulente artistico per la prosa del Verdi, ad aspettarsi dalle sue opere scenografie decadenti, ombrose e magniloquenti, incombenti sugli attori e sugli spettatori, profuse di toni di grigio, nero, degrado.
Il Sovrano Insonne non può che guadagnare da quest’ambientazione che, più che una lontana Scozia, ricorda le rovine di tante guerre contemporanee.
Non resta da dire che ci vediamo a questa PRIMA NAZIONALE.
Mi raccomando: non vestitevi di viola, se il copione cade a terra sbattetelo tre volte ma soprattutto non dite mai “auguri” prima di uno spettacolo se avete degli amici attori.
Se lo dite a Gabriele Lavia, credo che potrebbe uccidervi.
Se siete Re di Scozia, lo farà comunque.

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