Clown giallo, eterno amore
di Simone Rossi 17 febbraio 2008 | Categorie: Eventi, GeneraleSlava’s Snowshow di Slava Polunin incanta ancora in Italia
Yorick, all’epoca agli albori della sua versione cartacea, in quel numero 7 del 1997 esordiva così nel suo editoriale: Sì, lo confessiamo: abbiamo amato Yellow di un amore totale, indistruttibile, viscerale. Siamo usciti da teatro con un enorme sorriso “dentro”: dentro al cuore, dentro alla testa, dentro agli occhi. Più che uno spettacolo, un carosello di emozioni: poesia allo stato puro, fantasia, dolcezza, malinconia, gioco… Slava Polunin e il suo Yellow… è stato un amore contagioso…
La risposta del pubblico fu di entusiasmo allo stato puro. In Redazione arrivavano lettere di spettatori estasiati, tra gli addetti ai lavori si diceva che Yellow era il migliore spettacolo che il Verdi aveva ospitato negli ultimi dieci anni. Slava Polunin era già un mito, aveva cambiato in parte il nostro modo di vedere il teatro. La figura del clown, agli occhi e nella testa di chi c’era in quel febbraio, era mutata per sempre. Sono trascorsi undici anni da allora e tante cose non sono più le stesse. Persino lo spettacolo ha cambiato nome, si intitola Slava’s Snowshow, lo spettacolo della neve, e lui, Slava, ha lasciato la scena ai suoi allievi. Lui è dietro le quinte, a guidarli e sostenerli mentre seguono le sue orme in quello che sarà per sempre il suo show. Lui, che sarà per sempre una leggenda.
Slava Polunin è considerato il miglior clown vivente. Nasce in una piccola cittadina in Russia, Novosil, e già diciassettenne si trasferisce a Leningrado per studiare ingegneria ed economia come da desiderio materno. In realtà inizia a studiare la pantomima e la notorietà arriva presto. Vede la luce così il clown Asisyai, il suo personaggio più famoso in tutto il mondo. Divertente e commovente allo stesso tempo, splendente nella sua tuta gialla e con le sue pantofole rosse, esordisce in tv nel 1980 e conquista tutti, favorendo il germogliare in Slava dell’idea di un teatro di clown che non avrà mai rivali.
Slava’s Snowshow, ovvero Yellow, come ci piace ancora chiamarlo, debutta nel 1993 ed ha girato le città di quattro continenti, visto da oltre quattro milioni di persone. Ha ottenuto i più prestigiosi riconoscimenti, a partire dal Time Out Award a Londra nel ’94 fino ai premi Stanislavskij e Raikins nel 2001, sempre come miglior spettacolo o miglior attore. Significativo, a Mosca nel 2000, il Riconoscimento per il Trionfo del Coronamento di una Vita. Un premio che parla da solo.
Slava’s Snowshow non si racconta, si può solo sperare di vederlo. Tocca altre volte l’Italia, dopo il ’97. Nel 2004 il clown giallo è interpretato da un allievo italiano di Polunin, Onofrio Colucci, che pare incarnare spirito e humor del Maestro. Nel 2008, sempre in febbraio dal 12 al 17, Slava’s Snowshow è al Teatro Verdi, ma di Firenze. Asisyai stavolta è Artem Zhimolokhov, russo come tutti gli altri allievi, Colucci a parte. Sembra già lì sulla scena, ad aspettarci, quando entriamo in sala spalando con i piedi i cumuli di rettangolini di carta bianca, la neve della replica precedente, la neve che siamo venuti a vedere cadere dal cielo del teatro, magica. Ed è lì davvero, seduto sul bordo della scena, come Polunin una volta, a guardarci immobile mente giochiamo con gli enormi palloni che da dietro il palco invadono la sala. Lo spettacolo, che finisce sfumando in una goduria eterna, siamo noi.
La neve è per me un’immagine bellissima, come un abito da sposa, come un foglio bianco quando un pittore comincia a disegnare…
Slava

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