Il Libro del Teatro e il Libro del Mondo
di Federico 12 dicembre 2007 | Categorie: Generale
Si apre la stagione di prosa del Teatro Verdi!
Venerdì 14 e Sabato 15 Dicembre alle ore 21.00, e Domenica 16 Dicembre alle 17.00 il palco del Verdi ospiterà Massimo Dapporto e… Massimo Dapporto in “I due gemelli veneziani” per la regia di Antonio Calenda.
“I due libri sui quali ho più meditato, e di cui non mi pentirò mai di essermi servito, furono il Mondo e il Teatro” scrive un vecchio Carlo Goldoni, ormai esiliato da Venezia e ospite a Parigi, nei suoi “Memoires de Monsier Goldoni pour bien servire l’histoire de sa vie et de son theatre”. E il Teatro e il Mondo sembrano fluire, come due amanti perfetti sempre pronti a consigliarsi e specchiarsi l’uno nell’altro, all’interno delle opere migliori di Goldoni, di cui “I due gemelli veneziani” è un perfetto esempio. Un continuo gioco di specchi e di situazioni, di coincidenze, di cose che appaiono in un modo e sono in un altro, di sovrapposizioni e fughe. Come se due realtà confinanti, in un amichevole dimostrazione di forze, si spinteggiassero, si strattonassero, si tirassero da una parte e dell’altra competendo per ottenere il centro della scena. Il Mondo e il Teatro, separati soltanto dal confine di una quinta. E’ il 1747. Goldoni vaga per l’Italia in cerca di ispirazioni e sembra trovarne ovunque e scrive, scrive, scrive una marea di commedie “a testo” in un mondo che applaude le maschere “senza testa” della Commedia dell’Arte. I soldi non gli mancano. Il ricco impresario veneziano Girolamo Medebach ha preso proprio quell’anno in gestione uno dei più importanti teatri della città sull’acqua – il Teatro Sant’Angelo – e vuole Goldoni come drammaturgo.
Il principale attore della compagnia di Medebach pare essere un tipo sensazionale, forse il più grande Pantalone che la Commedia dell’Arte conosca: Cesare d’Arbes. D’Arbes è gia un divo ma “per meglio consolidare la sua fama, bisogna farlo brillare a viso scoperto”, scrive Goldoni. E poi aggiunge: “in D’Arbes avevo notato due movimenti opposti e soliti nell’aspetto e nel gioco. A volte era l’uomo di mondo più ridente, brillante e vivace. A volte assumeva l’aria, i tratti, i discorsi di un sempliciotto, di un balordo. Quei mutamenti avvenivano in lui naturalmente, senza che ci pensasse”.
E’ questa intuizione che fa pensare a Goldoni di sdoppiare il suo attore, costruendo per lui due personaggi diversissimi per carattere e movenze… ma identici nell’aspetto: Zanetto, un bergamasco alquanto sciocco, e Tonino, un veneziano dotato del lume della ragione. E, non contento di togliergli la maschera e di regalargli lo specchio del Mondo, Goldoni entra, da terzo incomodo, nei perfetti meccanismi della sua commedia. Non è raro vederlo in quinta, ai confini del Teatro, ad annotare i soggetti più riusciti, i trucchi più brillanti, le soluzioni più efficaci scaturite dal grande mestiere di D’Arbes. Venerdì 14, Sabato 15 e Domenica 17 Dicembre, al Teatro Verdi di Pisa, Massimo Dapporto indosserà i pesanti panni di Tonino e Zanetto, diretto dalle mani esperte di Antonio Calenda.
Non mancate.
Se avete un fratello gemello veneziano nato tra il 1747 e il 1800, può entrare gratis.

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