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L’anticommedia con brio

di Simone Rossi 2 dicembre 2007 | Categorie: Generale, Prosa

Doppia intervista allo scrittore (Luca Ricci) e all’attore (Roberto Mantovani) alla vigilia del loro Piccola Certezza al Lux

Piccola Certezza LocandinaLuca Ricci, 33 anni, è pisano ed è uno degli scrittori giovani più promettenti del panorama nazionale. La sua raccolta di racconti L’amore e altre forme d’odio, pubblicata da Einaudi nel 2006, ha recentemente vinto il premio Chiara 2007. Dal 6 al 9 dicembre prossimi debutterà come autore di teatro. Al Cinemateatrolux di Pisa, per la regia di Paolo Pierazzini, Piccola Certezza – Il teatro nell’amore è un riadattamento di due suoi racconti contenuti nella raccolta Il piede nel letto (Alacran Edizioni, 2005) ed è interpretato da Francesca Censi e Roberto Mantovani. Di seguito, l’intervista che Luca ci ha simpaticamente concesso a pochi giorni dallo spettacolo.

- Dopo il successo in libreria, Piccola Certezza rappresenta il tuo esordio come autore di teatro. Ma qual è il rapporto di Luca Ricci con il Teatro?

È una lunga storia. Nasco come attore abortito. Scappai dalla Paolo Grassi di Milano dopo il primo anno. Non avevo neanche vent’anni. Provavo con la recitazione perché mi atterriva l’idea dell’università. Il concetto di studente di lettere che va a riferire un testo per prendere un voto non mi è mai appartenuta. Troppa passione per l’umanesimo, forse. Adesso provo a fare pace col teatro: sono passati tanti anni, per scrivere un testo teatrale non bisogna saper usare il diaframma.

- Parliamo di questo spettacolo. Come è nato, come è avvenuto l’incontro con Pierazzini…

Paolo Pierazzini aveva letto i miei racconti. La volontà di fare uno spettacolo era nell’aria da tempo. Abbiamo passato l’estate a espandere un testo che prendeva le mosse da due racconti contenuti ne Il piede nel letto. Forse qualcuno ci avrà visto, seduti in piazza Santa Caterina, a leggere e rileggere fino alla nausea qualche paginetta spillata. Pisa, diciamocelo, sta conoscendo una vitalità artistica del tutto inedita rispetto a una decina di anni fa.

- Perché l’hai definito “un’anti-commedia con brio”?

Eh, mi sarebbe piaciuto un grande spettacolo borghese. Basato interamente sul testo. La dittatura del testo, la chiamavano in senso dispregiativo gli avanguardisti del secolo scorso. Purtroppo non è più possibile. Se la finalità non è solo l’intrattenimento, si devono fare i conti con gli inventori dello zero teatrale: Ionesco e Beckett. Piccola Certezza nasce da lì, da quello zero. In Italia abbiamo avuto il neorealismo anche a teatro, è una tradizione che non m’interessa.

- Come hai lavorato, partendo dai tuoi racconti, per la stesura del testo?

All’inizio volevamo fare due corti teatrali. Poi abbiamo capito che i due racconti prescelti – Piccola certezza e Uscita in giardino – parlavano della stessa cosa, di quanto cioè sia indispensabile la finzione alla vita. Li abbiamo montati a scatola cinese, e la figura della scatola cinese è anche una battuta-tormentone del testo. La coppia protagonista continua a ripetere: Non c’è niente che una scatola cinese non possa significare…

- E come hai operato la scelta dei racconti?

Sono partito dal racconto che secondo me conteneva più forte un senso teatrale. Per senso teatrale intendo azione scenica potenziale. Il racconto Piccola certezza era perfetto da questo punto di vista. La lei della coppia protagonista è su una sedia a rotelle. C’è una sorta di perverso rapporto di forza tra i due personaggi: l’uomo è soggiogato psicologicamente dalla donna, ma la donna è soverchiata fisicamente dall’uomo.

- I due interpreti sono attori di esperienza. Come ti sei rapportato con loro durante la preparazione della messa in scena?

Cerco di assistere alle prove, quando posso. Ma non per una questione di vigilanza. Adoro mandare a quel paese Francesca Censi e Roberto Mantovani… L’aspetto del teatro che mi mancava era questa possibilità di lavorare insieme. La narrativa si fa da soli, non c’è niente di collegiale. E alla lunga può risultare molto logorante.

- Intendi dare un seguito all’esperienza in questo campo, o pensi di concentrarti per adesso solo sulla carriera di scrittore di narrativa?

Potrebbero essere due forme di lavoro complementari. È interessante anche l’aspetto della fruizione. A teatro puoi assistere in presa diretta alle reazioni del pubblico. Una cosa impensabile con un libro.

- Cos’è l’amore per Luca Ricci?

Un sentimento difettoso, attualmente alle prese con un passaggio epocale: la fine del romanticismo.

Intervista a Luca Ricci a cura di Simone Rossi

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Autointervista a Roberto Mantovani a cura di Roberto Mantovani

roberto mantovani
Intervistato: Sono Roberto Mantovani. Il mio lavoro è quello dell’Attore. Lo svolgo in scena e sui set, nonché cerco di rendere utile la mia esperienza insegnando a chi vuole avvicinarsi a questa professione, all’Accademia Nazionale “S. d’Amico” di Roma e in altre Scuole italiane ed estere.
“Piccola certezza”, lo spettacolo con cui debutterò a Pisa il 6 dicembre al Teatro Lux, si basa sulla teatralizzazione dell’Amore, sulle strategie per tener desto il Sentimento, sulla necessità della Coppia d’inventare e inventarsi per poter preservare un piccolo, concreto punto fermo di Sopravvivenza.
Bella metafora creata da Luca Ricci sull’esistenza erotica: la uso volentieri per sintetizzare anche un pensiero sul mondo dell’Arte che pratico. Mi si permetta quindi di reinventare nel mio piccolo un modo di condurre il rituale dell’ “intervista all’Attore”.
Sarò io a fare le domande all’Intervistatore. O quanto meno a suggerirgli gli spunti di domanda.
Iniziamo, e saremo brevi:
Ammesso e non concesso, perché Lei s’interessa oltre che allo spettacolo anche alla mia persona?
Intervistatore: Perché ho letto nel suo curriculum che la sua carriera è praticamente iniziata molto presto in Francia per poi continuare per lungo tempo tra Pontedera, Pisa e Collesalvetti. Insomma, per il lavoro, quasi un toscano d’elezione…
I.o: In effetti, devo gran parte della mia formazione all’ambiente del Teatro pisano, dall’esperienza di Pontedera al C.R.S.T., al tempo del “Progetto Stanislavskij”, a quella dell’ “Atelier della Costa Ovest”. In ambedue i casi, è stata per me centrale la figura di Paolo Pierazzini come pedagogo, regista e amico. A Collesalvetti ho anche conosciuto Francesca Censi, la bravissima e paziente collega con cui recito in “Piccola certezza”. L’Autore, Luca Ricci, no, perché all’epoca era occupato a giocare a palla in cortile.
Quindi, dopo un lungo periodo fuori, avevo molta voglia di tornare a Pisa, oltretutto con persone già conosciute e soprattutto di valore.
Lei conosce l’esperienza del Teatro Lux?
I.e: Sì, un’interessante stagione di Teatro Nuovo e una serie di collaborazioni molto fruttuose con Enti locali e altre Istituzioni, dall’Università al Teatro Verdi, dal Jazz al Cinema….
I.o: …e appena ne ho avuto l’occasione, ho sollecitato e accettato con grande piacere la possibilità di conoscere e sperimentare direttamente le potenzialità di questa esperienza. Le assicuro che per formula, progettazione e conduzione non ho incontrato molti altri luoghi di questo genere: in Italia direi proprio nessuno.
Lei pensa possa essere un buon esempio trainante per altre iniziative simili, in questo momento di vera crisi delle Istituzioni Culturali?
I.e: Sì, credo che il suo appartenere alla sfera economica del Privato, cercando, con sacrifici e intelligenza, l’accordo con il Pubblico per collaborare a una politica culturale sul Territorio in forme progettuali coordinate, sia di grande interesse e pienamente sviluppabile.
I.o: A questo punto, tornando allo spettacolo, le chiedo: ha letto il testo e conosce l’Autore?
I.e: Sì alla seconda, no alla prima…
I.o: Allora penso si divertirà molto e in modo intelligente assistendo allo spettacolo. Ricci, che qui si prova per la prima volta in Teatro dopo una fulminea, tangibile e premiata apparizione nell’ambito Letterario, ha una scrittura piena di colpi di scena ironici, drammatici, surreali. Per me, e non solo, è sempre stato difficile trovare un giovane autore italiano così portato ad applicare nuovi schemi drammaturgici, e soprattutto a non annacquare le proprie idee con compromessi verso il facile “trendy” dei nostri anni. Un Autore che scriva per Attori, e non per volonterosi esecutori di esercizi scenici post-scuola teatrale.
Verrà a vedere lo spettacolo?
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sic (n.d.r.)

Un Commento a “L’anticommedia con brio”

  1. Roberto:  3 dicembre 2007 alle 11:11

    …assistendo abbastanza assiduamente all’ elaborazione del testo e alle prove, non mi ero mai accorto che l’Autore adorasse mandare a quel paese i due attori in questione. Anzi. E’ proprio vero che il Teatro è misterioso e insondabile ! Molto interessante…

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