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Tre per uno

di Simone Rossi 21 novembre 2007 | Categorie: Generale, Musica

Secondo appuntamento della Stagione Lirica con Il Trittico di Puccini il 24 e 25 novembre

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Alla vigilia delle repliche pisane de Il Trittico di Giacomo Puccini, nuovo allestimento del Teatro Comunale di Modena, coprodotto tra gli altri dal Teatro di Pisa, abbiamo fatto due chiacchiere sull’argomento con l’amico Giampaolo Testi.

L’attuale Curatore dell’Archivio Storico del Teatro di Pisa è noto esperto e grande appassionato di lirica e in più occasioni ci ha offerto, sulle pagine della vecchia versione cartacea del nostro magazine, commenti e curiosità sulle opere in scena al Verdi. Non potevamo perdere l’opportunità di chiedergli qualcosa sul Trittico, a novant’anni dalla prima a New York e a centocinquant’anni dalla nascita del Maestro di Torre del Lago, quindi a lui la parola…

- Il Trittico di Puccini, com’è risaputo, è composto da tre atti unici che sono Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi. Presi singolarmente, quello più volte messo in scena è il Gianni Schicchi, opera di trama umoristica, di maggior successo rispetto ai due drammi che completano Il Trittico. Tuttavia, ho piacere di parlare in particolar modo del Tabarro, a cui sono riferite particolari curiosità legate alla città di Pisa. Anzitutto il fatto, che narra di un omicidio mosso da gelosia e si svolge su un barcone fermo alla riva della Senna. Proprio sull’imbarcazione adibita al trasporto merci, padron Michele si trova a vendicarsi uccidendo il suo uomo di fatica Luigi, scoperto amante della giovane moglie Giorgetta, e avvolgendone poi il cadavere nel tabarro, che è una sorta di mantello. Dalla parola “fiume” mi viene in mente uno scritto del giornalista Alfredo Gentili, noto con la firma di Voltolino, che riporto: “Puccini veniva spesso da Lucca con alcuni amici per assistere, dal loggione, alle opere che venivano date in Quaresima. Si recava poi a dormire a casa di una sua zia che era gran guardarobiera in casa Toscanelli. Quando non poteva andare dalla zia, andava a Porta a Lucca da Francesca, una locanda con trattoria e alloggio, un ambiente popolare che il non ancora celebre Giacomino prediligeva. Uno degli ultimi spettacoli che venne a mettere in scena a Pisa (quando era celebre e celebrato) fu quello della Fanciulla del West nel 1914. Prima che andasse in scena il lavoro, volle che lo accompagnassi a Porta a Piagge dove nell’Arno c’erano di solito radunati i navicelli che da Calcinaia portavano il carico delle pietre a Livorno. E lì scese proprio sul greto del fiume, salì su uno di questi barconi, vi si trattenne diversi minuti poi risalì. Quando gli domandai la ragione di tale bizzarria, la sua risposta fu questa: ‘Sto scrivendo Il Tabarro che si svolge su un barcone della Senna. Ho voluto trarne qualche impressione.’” Insomma, capito? Quando c’è qualcosa di singolare e simpatico, la nostra città non può fare a meno di esserci in mezzo… A proposito del Tabarro, però, c’è un mistero che riguarda proprio Pisa. In verità riguarda il nostro illustre concittadino Titta Ruffo, grandissimo baritono. A lui è indirizzata una lettera che vengo a citare, scritta di suo pugno dallo stesso Puccini il 12 marzo 1918: “Caro Titta, probabilmente si daranno a Roma per la fine di aprile o ai primi di maggio le mie nuove tre opere in un atto e cioè in una sola sera insieme. Il Tabarro e Gianni Schicchi sono per voi, sia come voce e temperamento e io vi domando se volete cantarle. Ve lo dissi un anno fa e ora ve lo ripeto. Mi si dice che non volete cantare a Roma, è vero? Vi prego di rispondermi subito perché il tempo stringe per decidere. Aff. Saluti dal vostro G. Puccini.” Questo è quanto, fatto sta che dalle cronache non risulta che Titta Ruffo abbia voluto accontentare il Maestro, né tantomeno che abbia mai cantato Il Tabarro o che abbia inciso una sola frase dell’opera. Ed è un peccato, visto che sarebbe stato davvero un enorme interprete nel ruolo di padron Michele. Verrebbe da pensare che i due potrebbero aver litigato in seguito ad un rifiuto del baritono, ma c’è una testimonianza che sembra smentire questa tesi. Tra gli oggetti del Titta esposti nel museo permanente nel loggione del Verdi, si può ammirare uno spartito del Trittico con la seguente dedica: “Al mio carissimo Titta Ruffo che nel Tabarro e in Schicchi farà un miracolo! Giacomo Puccini, 10.VIII.1919″. Più di un anno dopo! Pertanto almeno in quel periodo non ci può esser stato nessun litigio, ma ripeto che né in quel 1919, né mai, Titta Ruffo ha cantato in quel ruolo. Nel quale sarebbe stato indimenticabile, vista la levatura del baritono nostro conterraneo. Tra l’altro, come fosse una maledizione, non si contano proprio baritoni pisani con Il Tabarro in repertorio…

Dopo le chicche storiche del prezioso Testi, chiudiamo con una dei giorni nostri. Appunto in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita di Puccini, Il Trittico diventa un dvd. I tre atti unici, registrati a Modena al debutto dell’attuale allestimento, sono in supporto digitale grazie a Rai Trade e a Tdk e ne è prevista la commercializzazione perfino in Cina e Giappone. A rinnovare e rafforzare il trionfo di un genio di casa nostra.

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