Festival Teatro Italia
di Fabiana Campanella 22 ottobre 2007 | Categorie: Eventi, GeneraleSi è chiuso sabato 13 ottobre 2007 a Napoli il prologo del primo festival nazionale di teatro voluto dal Ministro Rutelli: a giugno del 2008 debutterà il festival che deve rappresentare l’Italia all’estero, in concorrenza con il Fringe di Edimburgo e il Festival di Avignone.
Qualcuno malignamente ha scritto che 3.300.000 euro sono troppi per un prologo di 3 giorni (praticamente quanto ha guadagnato il neonato Partito Democratico chiedendo un euro a tutti i suoi 3.300.000 elettori!!).
Sbarcando al porto di Napoli, però, salta agli occhi la magnificenza di questo investimento, complici la vicinanza dell’imponente Maschio Angioino, e il panorama della città che si apre rumorosa sotto il cielo terso fino a congiungersi col mare.
Dietro ai tendoni degli stand e degli spazi teatrali galleggia una gigantesca nave bianca della SNAV Lazio. 1600 posti letto (di cui solo 1000 occupati) per artisti, operatori, spettatori che volevano risiedere direttamente al porto per 30 euro a notte la doppia con bagno – extralusso, raccontano gli ospiti. Una ventina di aitanti studenti delle università napoletane (tutti stagisti, naturalmente, di facoltà come organizzazione per il turismo o lingue orientali) accoglie sorridente i visitatori all’info point rosso. “Solo un paio di noi è pagato, quelli che già lavorano al Mercadante o al Nuovo Teatro Nuovo… Ma va bene così: facciamo turni di 10 ore ciascuno, ci hanno dato le felpe e le magliette della Guru (sponsor della manifestazione, ndr) e il posto letto sulla nave. Poi possiamo vedere gli spettacoli, anche se spesso restiamo in piedi”.
Così mi racconta un ragazzo, mentre mi vende la felpa del festival a 15 euro, senza possibilità di contrattare e con tanto di scontrino intestato alla Fondazione Campania dei Festival, organismo recentemente costituito per la gestione amministrativa del finanziamento.
Solo pochi mesi fa si era chiusa la gara per l’assegnazione del finanziamento per i 3 anni del più grande festival di teatro italiano: escluse Genova Milano e Venezia, a Napoli hanno cominciato a lavorare in fretta per costruire il prologo. Una sfida su più fronti, perché Edimburgo e Avignone sono città di dimensioni ben più contenute rispetto al caos brulicante dei 3 milioni di abitanti di Napoli, e perché accetta con forza l’assunto che le attività culturali e l’uso intelligente del tempo libero siano una condizione necessaria per lo sviluppo. Già a inizio settembre le grandi stazioni italiane erano invase dai manifesti; addirittura sugli eurostar sulla tratta Roma-Milano e Roma-Venezia hanno posizionato 2 locandine all’ingresso di ogni carrozza, e su ogni posto a sedere una velina poggiatesta con l’immagine e le date del Prologo.
Ecco perché, mi son detta, non saranno rimasti i soldi per pagare gli stagisti.
Il prologo del Festival Teatro Italia può comunque definirsi un successo: di ottima qualità gli spettacoli – tutti sold out – e le chicche offerte ai pochi eletti, come le prove aperte della Trilogia della Villeggiatura di Servillo (ne parleremo diffusamente in seguito). Bello il logo – disegnato da Oreste Zevola di cui il festival offre una personale – con un pesciolino che emerge dal mare e forma con la sua bocca le sagome del Monte Somma e del Vesuvio, col suo sbuffo di fumo.
Straordinarie le partecipazioni esterne, come l’installazione di Robert Wilson al Madre (Museo di arte contemporanea di Napoli), che ha video-ritratto divi del cinema e delle case reali in pose celebri di altri personaggi famosi.
Stupefacente l’ambientazione della Cittadella del Teatro alla stazione marittima. Promettente la festa finale del sabato sera, con le bande di suonatori che portano gli spettatori dai teatri della città verso il porto in un’allegrissima processione che ha bloccato il traffico di Napoli, con i circensi spagnoli a dondolare sul Maschio angioino, e 100 incantatori di serpenti (senza serpenti) che suonano i loro antichi strumenti.
Peccato che l’aria fredda di mare e qualche ritardo di troppo abbiano impedito questo trionfo. Quello che forse lascia perplessi è proprio il drastico paragone con le aspettative: davanti alle grandi novità, con un lancio pubblicitario siffatto, mi aspettavo di trovarmi in un bagno di folla, oltre che di sole, di ottima pizza e di buon teatro.
Qualcosa come i 70.000 dei Police allo Stadio delle Alpi. E invece l’affluenza presso l’area della Cittadella del Teatro al porto non è stata mai tracotante, in una città in cui i clacson imperversano 24 ore al giorno, e urlavano il sabato sera a pochi metri dalla festa del Festival e in tutta Napoli.
Il Festival Teatro Italia “indivenire” può a tutti gli effetti definirsi un successo, pur senza strepiti: ha funzionato bene, pur non offrendo eventi per tutto l’arco della giornata ma solo la sera, ha lanciato senza pudore messaggi giusti proiettati o affissi in giro “sostieni il teatro pagando il biglietto”, “teatro significa vivere sul serio quello che altri nella vita recitano male”, “creare e’ dare una forma al proprio destino”). Ha offerto anche un momento di riflessione ai visitatori invitati a compilare un questionario intrigante: “Che tipo di spettacoli non vorresti mai vedere in un festival di teatro dedicato ai minori di 34 anni”???
Peccato essere stati in pochi, under 34.
Anche se la macchina organizzativa del Festival può andare avanti con ottimismo verso il debutto del 2008, forse gli operatori e gli artisti coinvolti dovrebbero chiedersi chi sono davvero i destinatari di questo Festival. Dove sono, cosa fanno tutto il resto dell’anno. O forse siamo veramente così pochi ad aver bisogno del Teatro?
(Fabiana Campanella)


In carica...

