Il Rotaract in scena
di Simone Rossi 31 maggio 2007 | Categorie: Eventi, GeneraleIl 2 e 3 giugno al Sant’Andrea Tessere immagini
Il mese di giugno si presenta a Pisa portando in dote un evento che affianca ai significati del teatro un insieme di valori umani assolutamente non comuni. Sabato 2 e domenica 3, al Teatro Sant’Andrea alle 21, il Rotaract Club di Pisa presenta lo spettacolo Tessere immagini: lezione teatrale, prodotto finale del secondo laboratorio di recitazione frequentato dai ragazzi del Club stesso. L’ingresso è a offerta ed il ricavato verrà devoluto in beneficenza come da consuetudine dell’associazione. Abbiamo parlato con Lorenzo Rossi, Presidente in carica della sezione di Pisa, e con Annalisa Cima e Mauro Pasqualini che hanno coordinato il laboratorio.
- Lorenzo, cominciamo parlando del Rotaract Club Pisa e delle sue attività.
- Il Rotaract è un’associazione, figlia del Rotary, che raccoglie giovani dai 18 ai 30 anni. A Pisa siamo 28 ragazzi per un’età media di 26 anni. La nostra è una situazione molto eterogenea in quanto Pisa è una città universitaria, e questo ci permette di avere soci provenienti da tutta Italia e perfino dall’estero. Gli scopi del Club sono dettati dal Rotary cosiddetto “padrino”. Consistono anzitutto nello sviluppare la leadership e la professionalità delle persone, ed in base a ciò vengono organizzati eventi che si rivolgono alla comunità locale.
- Come viene devoluto il ricavato degli eventi che organizzate?
- Dall’inizio del 2007 siamo riusciti a comprare dieci sacchi a pelo per l’Associazione Senzatetto di Pisa e due Kit SOS 118 Bimbi, che sono un optional che in genere sulle ambulanze non si trova e servono per il pronto soccorso ai bambini. Inoltre abbiamo donato 1800 euro per arredare un padiglione dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Ci tengo comunque a precisare che noi non facciamo solo beneficenza, questa è il prodotto delle varie cose di cui ci occupiamo.
- Ormai siete alla fine della vostra seconda esperienza di laboratorio teatrale. Vuoi fare un primo bilancio?
- L’anno scorso siamo rimasti molto soddisfatti del primo laboratorio. Adesso però siamo ad un livello superiore. C’è stata una maggiore organizzazione, siamo passati dalle trenta ore di lavoro dell’anno passato alle cento e più di quest’anno. Il bilancio è molto positivo sia per quella che è la macchina organizzativa del club, sia per il percorso di crescita di ciascuno di noi. Il teatro ti insegna a vedere le cose da un punto di vista diverso. Ti insegna a giocare in gruppo.
- In che modo intendete impiegare l’incasso di queste due serate di rappresentazione?
- Pensiamo di comprare il terzo kit SOS 118 Bimbi, ma dobbiamo ancora vedere…
- Ora non parlare più da Presidente, ma da “attore”. Quali sono le tue emozioni a ridosso della prima?
- C’è una certa conflittualità in me. Da una parte sento un po’ la comprensibile paura di sbagliare, sai… poi quest’anno è diverso perché si recita senza quinte, siamo tutti in scena per l’intera durata dello spettacolo e dobbiamo tenere sempre alta la concentrazione. Da un’altra parte, però, non vedo l’ora di andarci, in scena!
Con Annalisa Cima e Mauro Pasqualini, docenti del corso e registi dello spettacolo, attori formati in anni di laboratori al Teatro Verdi, abbiamo parlato degli aspetti più tecnici.
- Qual è stato il vostro approccio iniziale con i ragazzi e l’idea di partenza del corso?
- Annalisa: Il primo giorno abbiamo chiesto loro quello che si aspettavano e abbiamo capito subito che volevano fare un passo in più rispetto all’anno precedente. Allora abbiamo impostato il tutto su una durata del laboratorio molto superiore e su un tipo di lavoro più approfondito. Fondamentale per noi è stato il percorso di gruppo. Abbiamo cercato di consolidare certi aspetti, di giocare soprattutto.
- Mauro: La nostra idea iniziale era di fare uno spettacolo con poco materiale scenico, usando molto oggetti come i tappeti. Abbiamo pensato allo spazio prima che al testo. E, come diceva Shakespeare, volevamo lavorare sulla forza delle parole.
- Com’è strutturata la messa in scena?
- M: Tutto è partito dal desiderio di far apprezzare il teatro in generale ai ragazzi che non lo conoscevano molto. Per questo abbiamo deciso di studiare scene di più testi diversi, invece che trattarne uno solo. Vedrete un cerchio di persone che animeranno sette scene tratte da Re Lear (una cornice che apre e chiude lo spettacolo), Enrico V (il prologo), As you like it e Sogno di una Notte di Mezza Estate di Shakespare, Cyrano di Rostand, Vita di Galileo di Brecht e Quattro Bombe in Tasca di Ugo Chiti. Abbiamo scelto queste scene perché sono molto diverse tra loro, vi sono personaggi diversi e rappresentano vari periodi della storia del teatro.
- Perché questo titolo, Tessere immagini?
- A: Perché costruirsi una vita è un po’ come quando un tessitore intreccia i fili e tesse il suo tappeto. È anche un gioco sui tanti tessuti in scena, a partire proprio dagli stessi tappeti che sono un po’ una metafora. Comunque il filo conduttore di tutto è l’immaginazione.

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