ubu – in quale verità credi?
di Federico 9 maggio 2007 | Categorie: GeneraleUbu è una caricatura. Nel 1896 Jarry la inventò come caricatura del proprio professore di matematica. Il mondo in cui Ubu vive è una caricatura. Caricatura non è sinonimo di falso. Cos’è più vera la caricatura di un politico o la sua foto ufficiale in una celebrazione ufficiale?
Cos’è più vero l’incredibile spettacolo a cui assisterete o avete già assistito o quello che entra nelle nostre case tramite quell’ ‘oggettiva’ finestra sul mondo che chiamiamo televisione?
Nella società dello spettacolo tutto si confonde e convive senza che nessuno possa proporre una logica (etica?) al di là di quella dell’immagine-prodotto che siccome vende allora, di fatto, diviene degna di essere visibile; il tubo catodico passa con elettronica disinvoltura da un kinder brioss all’ennesima strage in Iraq all’ennesimo reality show; cosicché la nostra anima rischia di infeltrirsi, fino all’inebetimento.
La maschera di Ubu non è un’allusione, né un’allegoria: è il simbolo quintessenziale della trista e crassa stupidità umana. “Non c’è da stupirsi – scrisse Jarry – che il pubblico sia rimasto sbalordito alla vista del suo doppio ignobile, composto dall’eterna imbecillità umana, dall’eterna lussuria, dall’eterna ingordigia, dal basso istinto eretto a tiranno, dai pudori, dalle virtù, dal patriottismo e dagli ideali di chi ha ben pranzato”. Ubu non si esaurisce in un “è come quello lì”, ma sa evocare situazioni tragiche della nostra condizione esistenziale. Per essere tutti ed in tutti i tempi e luoghi vive in un non-luogo, che noi abbiamo immaginato essere un luna-park; un luna park di una volta vivo solo o soprattutto grazie alla fantasia di chi ci giocava. Chi oggi, in tempi di immagini elettroniche e virtuali, pagherebbe un soldo per il vecchio Castello degli orrori e per il Tunnel dell’Amore? Il Luna park ‘cugino’ del teatro allora, che in quanto luogo di incontro di immaginari fra chi fa e chi vede ha bisogno di questo incontro perché le luci e l’emozione si accendano. Nel caso di Jarry inoltre un tipo di teatro che sappia inventare nuovi giochi, perché il suo ciclo di Ubu si diverte a mettere in imbarazzo molte delle convenzioni teatrali su cui il teatro storicamente si è appoggiato. Ci voleva un gruppo di ragazzi per rinnovare la sfida che un testo come questo ci propone da più di un secolo. (Franco Farina, regista dello spettacolo)


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