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Nella solitudine dei campi di cotone

di admin 1 aprile 2007 | Categorie: Generale, Prosa

koltesIl testo di Bernard Marie Koltès è in scena a Pisa, al Teatro Sant’Andrea per la rassegna Conflitti: martedì 3 aprile, alle ore 21.

Due uomini, a notte tarda si incontrano per caso. Entrambi fuggiti dalle proprie case, ma non casualmente. Uno di loro dice di avere qualcosa da vendere. L’altro sta al gioco e dice che forse comprerà. Ma di cosa si tratta? Non si sa. Forse l’amore, forse qualche oggetto, forse il tempo, forse il pensiero, forse l’ascolto. Oppure, semplicemente, di un forse.

Due persone come tante, sono i protagonisti di questa storia, lo spacciatore e l’acquirente, praticamente indistinguibili dal pubblico in cui si trovano immersi: un pubblico che, mai come adesso, ha fatto del proprio tempo, delle propria attenzione, delle proprie aspirazioni, una merce di scambio così a buon mercato.
Un pubblico composto di persone che, come loro, si ritrovano quotidianemente intrappolate in un meccanismo di compravendita dei propri sentimenti e dei propri sogni, e che, esattamente come loro, sgomitano nel tentativo di essere gli attori principali di questa svendita: lottano per avere un ruolo quanto più attivo possibile nel privarsi di se stessi, nel definirsi attraverso l’aquisto di prodotti, nel qualificarsi come un target di riferimento.

Morto prematuramente nel 1989, a soli 41 anni, Bernard Marie Koltès, ha scritto capolavori come, “Retour au désert”, “Combat de nègre et des chiens” e, appunto, “Dans la solitude des champs de coton”, ha saputo trasformare in poesia temi di lancinante durezza. Le sue opere, rappresentate in tutto il mondo, si imperneano sul disagio della vita ai tempi delal perdita del . I suoi personaggi conoscono la solitudine, l’emarginazione, il conflitto sociale, la perdita d’identità, sono padroni degli angoli oscuri e ristretti della realtà, portano alle estreme conseguenze la propria natura fino a confondere la dolcezza con la violenza e viceversa.solitudinecampicoto

Lo spettacolo, nella regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti è stato pensato per spazi non teatrali come il bar di Cividale del Friuli nel quale ha debuttato nel 2006, un bar vero senza la tv e senza la radio; un luogo della vita di tutti i giorni, una passerella quotidiana di disperati bisognosi di ascolto e di attenzione, di sentirsi vivi.
Bisognosi quantomeno di una possibilità.

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