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webzine del Teatro di Pisa

Assurdo, kafkiano..

di Simone Rossi 8 marzo 2007 | Categorie: Generale, Prosa

Da venerdì 9 a domenica 11 marzo Il Processo è a Pisaprocesso kafka battistini 2

Vi sarà capitato di trovarvi in una situazione strana, non del tutto spiegabile, ed anche per questo fonte d’ansia e di tormento. Uno stato che, per il senso di assurdo che ne consegue, non permette di reagire in maniera appropriata, come la ragione vorrebbe suggerire. Ecco, quella è una situazione kafkiana.

Il termine kafkiano, leggendo in rete da Wikipedia, “è un neologismo della lingua italiana che indica una situazione paradossale, e in genere angosciante, che viene accettata come status quo, implicando l’impossibilità di qualunque reazione tanto sul piano pratico che su quello psicologico.”
In altre parole, è kafkiano ciò che appare sconosciuto e consueto al contempo, trasudando un’ambiguità che produce automaticamente angoscia. Va da sé che il vocabolo deriva dalla figura dello scrittore burocrate Franz Kafka, che ha regalato opere colme di questi spunti. E Il Processo, forse il suo romanzo più oscuro e poetico, è l’esempio più rappresentativo di circostanza kafkiana. Nell’opera, il protagonista Josef K. viene a conoscenza di essere stato messo sotto indagine per un crimine di cui viene accusato, ingiustamente. L’iniquità dell’accusa, tuttavia, non impedisce all’uomo di portare vergogna e di preoccuparsi del giudizio degli altri più che degli stessi effetti della condanna. Un giorno, aprendo la porta di un ripostiglio della banca in cui presta servizio, K trova i due poliziotti che il giorno precedente gli avevano notificato l’imputazione, rinchiusi da qualcuno in seguito alle sue lamentele su di loro.processo kafka battistini 1 Ma K non si scompone tanto per quell’incredibile sorpresa. Si preoccupa invece che i due non facciano rumore, attirando così i suoi colleghi che verrebbero a conoscenza dell’indagine su di lui. Creando proprio con questo atteggiamento l’atmosfera kafkiana di cui sopra. Il Processo per l’adattamento teatrale e la regia di Andrea Battistini è uno spettacolo che si presenta con la velocità del montaggio di un film. Il regista, restituendo fedelmente la storia di Kafka, ha scelto di lavorare a fondo sullo spazio scenico che, procedendo nelle quasi due ore di atto unico, da luogo reale diventa luogo della mente. La grottesca scenografia di Carmelo Giammello, che nel 2004 ha vinto il Premio UBU per L’Avaro di Gabriele Lavia, incornicia uno spettacolo di grandi suggestioni visive, con la scena che si trasforma rapida per mezzo di oggetti e personaggi che entrano e cambiano lo spazio. Accompagnando lo scorrere del testo da un avvio realistico verso l’incubo e l’allucinazione, e trasportando tutti nel pieno del kafkiano.

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