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webzine del Teatro di Pisa

8 VOLTE DANZA
SORPRESE E TRADIZIONE NEL CARTELLONE DELLA DANZA 2007

di Fabiana Campanella 16 gennaio 2007 | Categorie: Danza, Generale

al Teatro di Pisa il primo appuntamento è per sabato 20 gennaio col MaggioDanza…

su Yorick! ne parliamo col responsabile artistico..

Silvano Patacca, responsabile artistico della stagione di danza del Teatro di Pisa, quali sono le sorprese della stagione di danza 2007?

Un primo commento che mi viene da fare sulla stagione di quest’anno è: per fortuna ce l’abbiamo fatta! Perché i tagli causati dalla finanziaria precedente, com’era prevedibile, si sarebbero riverberati sulla programmazione 2007, non su quella del 2006 quando ormai le iniziative erano già state tutte programmate, sia quelle produttive da parte delle compagnie, sia quelle di programmazione da parte dei teatri. Quindi l’avercela fatta senza scendere sotto il livello di qualità, ci fa leggere sui giornali, con un certo orgoglio, che a Pisa e anche in Toscana la danza esiste, con un ventaglio di proposte che spaziano sia da quanto di migliore c’è nell’ambito della danza contemporanea italiana, sia portando, grazie ai rapporti avviati in questi anni dal Teatro di Pisa, compagnie di livello internazionale. (http://www.teatrodipisa.pi.it/danza/danza.htm)

Esistono dei vincoli per la programmazione di una stagione di danza? O un filo conduttore?

Certamente sì, per un teatro come il nostro che vive anche di sovvenzioni ministeriali: un minimo di 8 titoli, la presenza di 5 compagnie riconosciute e sovvenzionate dal Ministero, una prima nazionale.
Abbiamo cercato, inoltre, di percorrere un fil rouge, quello della rivisitazione dei classici dalla storia del balletto in chiave contemporanea. Quasi tutti i titoli sono riconducibili a questa linea:
lo spettacolo che apre la stagione, la serata del Maggio Danza, con Les Sylphides di Fokine e L’après-midi d’un faune coreografato da Nijinskji, la Cenerentola del Balletto di Roma, e il gala di danza proposto dai classicissimi Les Ballets Grandiva, compagnia newyorkese en travesti che regala esecuzioni impeccabili da Fokine e Petipa miste a divertenti intermezzi, sempre sulle punte.
E inoltre, nel mese di marzo, l’attesissimo ritorno dell’Aterballetto con una nuova coreografia sul Romeo&Juliet di Prokof’ev, in cui Shakespeare, il balletto neoclassico di Bigonzetti e la musica del Novecento si incontrano con uno dei più grandi artisti visivi del nostro tempo, Fabrizio Plessi, che ha creato una gigantesca scultura elettronica per raccontare l’inesorabile destino di morte dei due amanti. Anche l’ultimo spettacolo in calendario avrebbe dovuto offrirci un collegamento a questo filone, con uno Schiaccianoci di Chajkovskij dei romani Botèga, il primo gruppo hip hop in Italia, sia in ordine di tempo che di qualità, e l’unico a essere riconosciuto dal Ministero. Purtroppo però, a causa della famigerata riduzione del finanziamento per lo spettacolo, ne vedremo solo una piccola scena, insieme alla prima nazionale di Ostro, il vento del sud: musiche dal Maghreb ai Balcani si mescolano alla danza di strada in un esperimento di grande coraggio e interesse.

C’è grande attenzione intorno all’hip hop e alla danza contemporanea, ultimamente: dal pubblico crescente degli spettacoli alla grande diffusione di corsi nelle palestre e scuole di danza, sia in Italia che qui a Pisa. Possiamo ascrivere una parte del merito al Teatro Verdi?

Per quanto riguarda l’hip hip, occorre precisare che è un genere di danza nato dalla strada, dal carattere fortemente contestatario, che attrae molti giovani perché è vissuto in maniera molto attiva e perché gli spettacoli, per esempio quelli dei Botèga a Roma, sono caratterizzati da una grande e coinvolgente energia. Qui a Pisa le scuole di danza si stanno aprendo con grande interesse ai generi più diffusi in Italia a all’estero, ma non sempre c’è una diretta corrispondenza con l’attività del teatro della città: capita piuttosto raramente che le lezioni in palestra vengano rimandate per andare a vedere con gli allievi uno spettacolo di danza. Ci stiamo impegnando per creare occasioni straordinarie di formazione, come i laboratori che condurrà proprio Enzo Celli, coreografo dei Botèga, proposti sia alle scuole di danza locali che agli allievi dei laboratori di movimento del Fare Teatro, per mettere in contatto i giovani pur privi di una base di danza con un genere assai diverso e
con un coreografo di fama nazionale.
Un altro intervento formativo sarà legato allo spettacolo di Monica Casadei, della Artemis Danza. Avremmo voluto una masterclass all’inizio dell’anno che comprendesse un’audizione, una opportunità preziosa per i giovani danzatori pisani. Per ragioni di calendario dell’artista non è stato possibile, ma nel laboratorio che si terrà ad aprile l’artista potrà comunque conoscere i talenti locali. In ogni caso le scuole di danza restano il nostro interlocutore privilegiato, anche perché l’attività che il teatro propone sono in linea con la tendenza nazionale di far percepire la danza come una forma di cultura, che ha bisogno di studi e di continui confronti col mondo dello spettacolo.

Tornando alla stagione 2007, quali sono invece i titoli non riconducibili in alcun modo al balletto classico?

Dopo Ostro, lo spettacolo di Monica Casadei, Brasil Pass, in linea con la peculiare ricerca artistica della danzatrice: con la sua compagnia si trasferiscono per alcuni mesi in un paese straniero e ne assorbono gli aspetti culturali musicali e gestuali, per poi restituirli sul palcoscenico in maniera assolutamente non convenzionale e lontana dal bozzettismo di semplice imitazione. E infine la Feroce Partita a scacchi tra i danzatori di EgriBianco Danza, una realtà di spicco del panorama piemontese.

Quali altri nomi avreste voluto ospitare invece? Nomi che speriamo di vedere nel 2008…

Giusto perché i sogni non si pagano, mi piacerebbe ospitare la compagnia di William Forsythe, le coreografie di Jiri Kylian, Mats Ek, John Neumeier, o superstar della danza internazionale come Sylvie Guillem o Akram Khan…

All’inizio dell’anno e della stagione, un augurio per la danza in Italia.

Che venga finalmente percepito da tutti che la danza è cultura, non è soltanto uno spettacolo.

Intervista a cura di Fabiana Campanella
10 gennaio 2007

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