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Spara più forte, zi’ Nicò!

di Simone Rossi 11 gennaio 2007 | Categorie: Generale, Prosa

Oltre che per le trame e le tematiche affrontate dall’autore, molte commedie di Eduardo De Filippo si sono consegnate alla memoria culturale italiana attraverso caratteri e parti del testo che sono diventati elementi d’immediata identificazione delle stesse. Si ricollega direttamente a Napoli Milionaria l’espressione “ha da passà ’a nuttata”, a Natale in Casa Cupiello la domanda “te piace ’o presepio?”, a Questi Fantasmi! la tazza ’e cafè al balcone col professore. Ecco, stando alla solita regola, Le Voci di Dentro si rammenta con due parole, anzi, con un nome: Zi’ Nicola.

Zi’ Nicola, lo zio ottantasettenne dei due fratelli Saporito, “apparatori di feste”, vive sul mezzanino della loro casa-magazzino, scendendo saltuariamente all’unico scopo di riempirsi di vino il bicchiere.
Vecchio solitario, noto stralunato ma saggio di famiglia allo stesso tempo, Zi’ Nicola è il personaggio più comico e tragico tra tutti i personaggi contemporaneamente comici e tragici della commedia. Affetto da una profonda misantropia che parte dalla consapevolezza che il mondo è crollato nei valori e nelle virtù, da decenni si dichiara incapace di parlare, essendo l’umanità incapace di sentire. Stranissimo artificiere, si esprime per mezzo di fuochi d’artificio, mortaretti, tric-trac e “fuja fuja”, condendoli con frequenti sputi dall’alto del suo mezzanino, anch’essi a loro modo messaggi per i malcapitati di sotto.

Dice tutto la descrizione di Carlo Saporito, fratello minore: “Zi’ Nicola dice che parlare è inutile. Che siccome l’umanità è sorda, lui può essere muto. Allora, non volendo esprimere i suoi pensieri con la parola… perché poi, tra le altre cose è pure analfabeta… sfoga i sentimenti dell’animo suo con le granate, le botte e le girandole. Perciò a Napoli lo chiamano Sparavierze. Perché i suoi spari non sono spari, sono versi…”. Zi’ Nicola, che “gli date mezzo litro di vino e s’addorme”, che è intento a preparare l’ultimo botto, il bengala verde che sparerà al momento della sua morte, incarna tutto il messaggio di pessimismo che è della commedia. Le Voci di Dentro, “tarantella in tre atti” del 1948, è sospesa tra sogno e realtà. Alberto Saporito sogna un omicidio ad opera della famiglia Cimmaruta, non lo distingue dal reale e scatena il trambusto che porta quella stessa famiglia, invece che a difendersi e a solidarizzare tra loro, a sospettarsi ed accusarsi l’uno con l’altro. Le “voci di dentro” non parlano più, non corrispondono alle “voci di fuori”, quelle che si esternano quotidianamente. Sono fatte di sospetti, immoralità e calunnie gratuite, del normale inserimento di un omicidio “nel bilancio di famiglia”, e sono tutte scoperte al termine dell’andirivieni dei singoli Cimmaruta da Alberto Saporito. A cercare di aggraziarselo e di convincerlo chi a nascondere e chi a “cacciare” i documenti che proverebbero il delitto, i documenti che Alberto dovrebbe possedere, ma che non ha. È lì, al culmine della confusione e del rumore, che Zi’ Nicola rompe il suo silenzio durato una vita e scandisce, fin troppo bene, la richiesta che va ben oltre quel contesto: “Per favore! Un poco di pace!”. Prima di illuminare la stanza con la luce verde del suo bengala definitivo e lasciare il mondo che tanto lo ha deluso. “Zi’ Nicola è morto! Quant’è bello, pare nu santo…” dice Carluccio Saporito salito sul mezzanino, mentre già si stava realizzando la grandezza dell’uomo che da vivo aveva capito più di tutti. Dopo le interpretazioni di Eduardo (Alberto nelle edizioni storiche in teatro e Zi’ Nicola nel film del ’66 Spara forte, più forte… non capisco), oggi è il figlio Luca De Filippo, per la regia di Francesco Rosi, il protagonista naturale della vicenda. Quell’Alberto Saporito che era l’unico a capire Zi’ Nicola alla perfezione. Con le mani in alto, a contare i botti con le dita, a decifrare i codici che il vecchio artificiere riusciva a trasformare in frasi dal senso più compiuto che mai.

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